La crisi della lettura non è che leggiamo meno. È che leggiamo dentro un ambiente in cui quasi tutto può sembrare testo: descrizioni, thread, riassunti, newsletter, caption, risposte automatiche, pagine riempite per posizionarsi sui motori di ricerca. L’abbondanza ha rotto il vecchio patto: se qualcosa è scritto, qualcuno ci ha messo tempo.
Lo slop rende il testo economico, fluido, disponibile. Ma proprio perché costa meno produrlo, costa di più sceglierlo. La scarsità non è più la pagina: è la fiducia.
Leggere, allora, diventa un gesto curatoriale. Non basta consumare frasi. Bisogna chiedersi chi parla, da dove viene l’informazione, quali incentivi ha il testo, quali parti sono sintesi, quali sono esperienza, quali sono solo riempitivo ben vestito.
Il valore di quello che leggiamo nell’era dello slop non sta nella quantità di parole, ma nel rischio editoriale che qualcuno si prende: selezionare, verificare, firmare, rispondere.
Fonti e attribuzioni. Il testo rielabora l’uso pubblico del termine “slop” da Associated Press / Merriam-Webster 2025, PBS NewsHour, Smithsonian Magazine e Ars Technica. L’argomento sulla lettura come fiducia editoriale è originale KANSEI.