Issue 001maggio 2026
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Human LayerSocietàgiugno 2026

Gelato al cioccolato e analisi del testo

La maturità è l’unico rito civile italiano rimasto abbastanza innocuo da permettere a tutti di usarlo per parlare d’altro

Manuel Peruzzo
Manuel Peruzzo
Direttore editoriale
Gelato al cioccolato e analisi del testo

Il candidato più interessante, alla Maturità 2026, non era uno degli oltre cinquecentomila diciottenni seduti davanti alla prima prova, ma un uomo che si fa chiamare Pupo. Enzo Ghinazzi, 70 anni, cantante, personaggio televisivo, una lunga carriera, matrimoni, debiti, casinò, Russia, canzoni che tutti conoscono e qualcuno finge di non conoscere, ha deciso che ora che ha avuto una vita piena può occuparsi delle cose minori: Pirandello, la globalizzazione, il diploma, forse una laurea in Scienze della comunicazione.

L’esame che dovrebbe certificare l’ingresso nell’età adulta diventa il posto in cui un settantenne torna ragazzo, mentre i ragazzi si chiedono su Twitter: “MA IN CHE SENSO È USCITO BRANCATI MA SOPRATTUTTO CHI È BRANCATI”. Maiuscole e assenza di punteggiatura come nell’originale. Qualcuno risponde: “Mai sentito in vita mia, ma così come Moravia 3 anni fa lo sconosciuto si rivela la traccia più bella dell’anno”.

Non sapere chi sia Brancati non è un dramma. Non temono di sembrare ignoranti o ridicoli come noi adulti complessati, quindi non corrono a chiedere a Google, a Wikipedia o a ChatGpt chi sia, a loro interessa far sapere che non era in programma.

Qualcuno ha commentato che i ragazzi che hanno fatto l’esame con Pupo “avranno un aneddoto da raccontare”. Ma se non conoscono Moravia, conosceranno Pupo? Abbiamo iniziato chiamando ragazzi anche i quarantenni, poi i cinquantenni, poi i sessantenni, e ora finisce che entriamo nell’età adulta intorno ai settanta. Prima si faceva la maturità per diventare grandi. Adesso si diventa grandi abbastanza da poter fare la maturità.

C’è solo una cosa più prevedibile dei racconti sulla propria maturità: la polemica sulle tracce. Quest’anno una sola donna su sette proposte e nessuna nell’analisi del testo. Il candidato argomenti se le tracce di maturità devono essere demograficamente rappresentative.

Non posso partire dalla mia maturità perché me la sono dimenticata. Ricordo solo che faceva molto caldo, e non si può dire o passo per negazionista climatico. Non ho idea di cosa pensassi e mi sembra persino sano. Qualsiasi cosa pensassi, era probabilmente sbagliata. Ogni anno ne parliamo un po’ per nostalgia, un po’ perché ci piace raccontarci, un po’ perché i giornali devono riempire lo spazio in pagina. Soprattutto, la maturità è quel momento in cui fingiamo di parlare dei ragazzi solo per parlare di noi.

La traccia più scelta è stata quella tratta da “Alzarsi all’alba” di Mario Calabresi. Chi meglio della generazione che si è inventata il burnout poteva esercitarsi sulla fatica di chi si alza all’alba? Qualcuno avrà pensato fosse un testo su chi esce a sbocciare, torna tardi e poi deve fare lezione.

In realtà la traccia è stata scelta soprattutto dagli istituti tecnici e professionali, più sensibili all’immaginario del sacrificio, della fatica, della costanza. I licei hanno preferito Wenke Husmann, l’unica donna in lista, con un articolo sulla capacità di farsi stupire: pare renda più socievoli e generosi, riduca lo stress e migliori la comprensione del mondo. Forse qualcuno si sarà giocato la carta più semplice: sono stupito che il ministero abbia scelto una donna!

La maturità è l’unico rito rimasto abbastanza innocuo da permettere a tutti di usarlo per parlare d’altro: i ragazzi di ciò che non sanno, gli adulti della propria nostalgia, Pupo dei suoi traguardi. Non è l’ingresso all’età adulta, è il ritorno ai nostri diciott'anni.

Tra le tracce c’era anche Frank Furedi, sociologo ungherese naturalizzato britannico, che argomenta l’importanza dei confini. Confini che evidentemente sono saltati in quelli che lui chiama adultescenti, dal momento che genitori e figli condividono consumi culturali, interessi, linguaggio. Il ministero chiedeva ai diciottenni, ma il candidato ideale era Pupo.

Manuel Peruzzo
Manuel Peruzzo
Direttore editoriale
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