Abbiamo analizzato biografie, comunicati e testi di galleria per capire come l'artista contemporaneo sia diventato un ricercatore, un archivista, un attivatore di comunità, un dispositivo politico.
Nessuno dipinge, tutti fanno ricerca
Il Fatto
"La sua pratica interdisciplinare interroga le relazioni tra corpo, archivio e memoria collettiva, attivando spazi di cura all'interno di ecologie postcoloniali."
Una frase del genere la puoi trovare in decine di comunicati delle gallerie più quotate del mondo. In molti casi descrive qualcosa che l'artista fa davvero. Il problema non è la bugia. È che questa frase potrebbe descrivere quasi chiunque.
Una volta gli artisti dipingevano, scolpivano, fotografavano, disegnavano. Oggi "indagano", "attraversano", "interrogano", "attivano", "mettono in crisi". Non è solo una questione di gergo. È il modo in cui l'arte contemporanea produce valore simbolico: prima ancora di essere vista, l'opera deve essere resa leggibile come ricerca.
Il Precedente
International Art English, 2012
Il fenomeno ha un nome e una data. Nel luglio 2012 Alix Rule e David Levine pubblicano su Triple Canopy un'analisi linguistica diventata subito un caso: International Art English. Corpus: tutti i comunicati e-flux dal 1999 al 2012, analizzati con Sketch Engine e confrontati col British National Corpus. Il risultato è che il mondo dell'arte internazionale usa una lingua che ha tutto a che fare con l'inglese, ma non è inglese. "An artist's work inevitably interrogates, questions, encodes, transforms, subverts, imbricates, displaces."
Un dato colpisce: la parola "real" appare 2.148 volte per milione di unità nel corpus e-flux contro dodici nel British National Corpus — centosettantanove volte di più. Tutto è reale perché dichiararlo è il modo per affermare che si fa arte seria.
Il Corpus
2024: la grammatica è rimasta, il lessico si è allargato
Abbiamo confrontato quel corpus con un campione di bio di gallerie primarie — David Zwirner, Gagosian, Kurimanzutto — aggiornate al 2024. La grammatica è rimasta la stessa, il lessico si è allargato. Alle parole storiche dell'IAE si sono aggiunte quelle del decennio: care, ecology, displacement, decolonial, community. Oscar Murillo "constantly probes questions of collectivity and shared culture". Adrián Villar Rojas "explores the conditions of a humanity at risk, tracing the multi-species boundaries of a post-anthropocene time". Tutto plausibile, forse tutto vero. E tutto uguale nel registro: chi organizza laboratori in quartieri periferici e chi dipinge quadri astratti in studio usano le stesse parole, gli stessi verbi, le stesse curvature sintattiche.
Le parole che valgono
practice · research · archive · body · memory · community · care · ecology · displacement · materiality
I verbi dell'artista contemporaneo
explores · investigates · interrogates · questions · challenges · reconfigures · activates · engages
L'Analisi
Come osservava Michael Kowalski su Salmagundi nel 2022, "practice" funziona come anti-descrizione: sostituisce dipingere, scolpire, disegnare con una categoria abbastanza ampia da non dire più niente. L'arte è davvero diventata più processuale e relazionale dagli anni Novanta — il lessico è cambiato perché le pratiche sono cambiate. Ma la lingua nata per descrivere ha finito per prescrivere. Come notava David Levine al Guardian nel 2013, "the more overheated the market gets, the more overheated the language gets." Il mercato non ha adottato questo lessico perché lo capisce. Lo ha adottato perché funziona come segnale di legittimità.
Nel mondo dell'arte contemporanea l'opera non basta più a esistere. Deve avere una pratica.
Il Vocabolario
La frase perfetta dell'arte contemporanea
"La sua pratica interdisciplinare interroga le relazioni tra corpo, archivio e memoria collettiva, attivando spazi di cura all'interno di ecologie postcoloniali e mettendo in crisi le narrazioni della soggettività diasporica."
Costruita combinando le formule dominanti del corpus analizzato. Potrebbe essere vera.
Traduzione in italiano normale
Esempi costruiti sui pattern documentati da Rule e Levine, non citazioni di bio specifiche.
Originale In italiano "a site for sustained inquiry into protest strategies and activist discourse" un posto dove si discute di come fare attivismo "interroga i dispositivi della memoria collettiva e le tensioni tra archivio, corpo e territorio" usa fotografie e oggetti trovati per raccontare storie locali "attiva spazi di cura attraverso pratiche partecipative e processi di rigenerazione comunitaria" organizza laboratori e incontri in quartieri in difficoltà "mette in crisi le narrazioni coloniali attraverso la restituzione simbolica degli archivi depredati" raccoglie oggetti trafugati durante la colonizzazione e li espone per denunciarne la sottrazione "esplora le tensioni tra il post-antropocene e le forme di vita che emergono dalla crisi ecologica globale" fa sculture con materiali organici che marciscono nel tempo e osserva cosa succede "indaga le relazioni tra identità diasporica, trasmissione culturale intergenerazionale e costruzione della soggettività nei contesti migratori" dipinge ritratti di persone della sua famiglia e della comunità nigeriana in cui è cresciuta
Fonti
Alix Rule, David Levine, "International Art English", Triple Canopy, luglio 2012. canopycanopycanopy.com
Michael Kowalski, "The Praxis of Practice", Salmagundi, n. 216-217, Fall 2022–Winter 2023.
David Levine, citato da Andy Beckett, "A user's guide to artspeak", The Guardian, 27 gennaio 2013. theguardian.com
Oscar Murillo, bio artista. Kurimanzutto / David Zwirner. kurimanzutto.com
Adrián Villar Rojas, bio artista. Marian Goodman Gallery. mariangoodman.com
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Il lessico politico-identitario non è solo contenuto critico: è diventato una grammatica di legittimazione. Parole come cura, archivio, trauma, decoloniale, ecologia, comunità, corpo funzionano come segnali di contemporaneità.
La rivoluzione in comunicato stampa
Il Fatto
La rivoluzione non sempre entra nei musei con un picchetto. A volte arriva in forma di comunicato stampa, con le parole giuste — cura, archivio, trauma, decoloniale, ecologia, comunità, corpo — disposte nella sequenza giusta.
Il Dato
Che il valore nell'arte contemporanea si costruisca più attraverso segnali di carriera che attraverso le opere stesse è ora documentato quantitativamente. Uno studio pubblicato su Scientific Reports nel 2024 da Kangsan Lee e colleghi ha analizzato 34.200 transazioni d'asta, 590 artisti contemporanei viventi, 23 paesi, in un arco di diciassette anni. I segnali sociali — galleria di rappresentanza, premi, mostre museali, carriera istituzionale — spiegano il 73% della variazione di prezzo. Le caratteristiche visive dell'opera spiegano il 5,5%. Nei mercati emergenti il peso dei segnali sociali è ancora maggiore. Il paper conclude che il valore dell'opera è largamente determinato da fattori sociali, e che non esistono caratteristiche visive universali in grado di segnalarne la qualità o il valore.
I dati riguardano il mercato, non il linguaggio. Ma se il valore è costruito da segnali sociali, il lessico che costruisce e trasmette quei segnali è uno di quei meccanismi — e vale la pena dirlo esplicitamente, perché non è un'ovvietà. Padroneggiare le parole giuste non è accessorio alla carriera. È parte della carriera.
La Controtesi
Quando nel 2013 Hito Steyerl rispose a Rule e Levine su e-flux, disse che avevano torto: quella lingua non era la lingua degli insider, era la lingua dei migranti e degli interns, nata nelle periferie del sistema. È un'obiezione seria. Eppure nello stesso testo finiva per ammettere che l'IAE sostiene oppressione e sfruttamento, e che legittima l'uso dell'arte contemporanea da parte dell'1%. Le due cose non si escludono: una lingua può nascere ai margini e diventare il biglietto da visita del centro.
Il mercato dell'arte non neutralizza la politica censurandola. La neutralizza rendendola keyword.
Fonti
Kangsan Lee, Jaehyuk Park, Sam Goree, David Crandall, Yong-Yeol Ahn, "Social signals predict contemporary art prices better than visual features, particularly in emerging markets", Scientific Reports, 2024. DOI: 10.1038/s41598-024-60957-z
Hito Steyerl, "International Disco Latin", e-flux journal n. 45, maggio 2013. e-flux.com/journal
Alix Rule, David Levine, "International Art English", Triple Canopy, luglio 2012. canopycanopycanopy.com
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