Se questo esperimento andrà da qualche parte, bisognerà inventargli una genesi romantica. A chi chiederà com’è nato Kansei diremo che è nato per salvare l’editoria, per pagare gli scrittori, per restituire profondità al dibattito pubblico, forse perfino per il profumo della carta, anche se non c’è nessuna carta. Ma a voi quattro che leggete posso raccontare ciò che rimane della verità.
La verità è che abbiamo scelto un nome giapponese senza parlare una parola di giapponese, a parte quelle imparate nei cartoni animati. Ci siamo detti che Kansei significa sensibilità, facoltà di percepire, sentire e rispondere emotivamente al mondo. Spero vivamente sia così, e di non scoprire tra sei mesi, come una coppia ubriaca che si fa un tatuaggio ricordo a Mykonos, che in realtà significa “l’uscita è a destra”.
È andata più o meno così: Federico Bottino mi ha chiamato e mi ha chiesto di dirigere un giornale online. Ho pensato, non necessariamente in quest’ordine, che tutti quelli a cui l’aveva chiesto prima di me gli avessero risposto di no; che era come affidarmi un’edicola nel deserto; che non c’è limite allo spreco di denaro quando qualcuno decide di chiamarlo progetto culturale.
Siamo forse negli anni ottanta del secolo scorso? Nessuno legge niente. Tutti vogliono frammenti di video, podcast da ascoltare mentre fanno altro, card Instagram con tre concetti e molte pause grafiche. Se pensate che non esista niente di più ingenuo e inutile di un magazine culturale, è solo perché non vi ho ancora detto che per metà sarà scritto da una redazione AI. L’intelligenza artificiale ormai è anche nelle macchine del caffè della vostra azienda: poteva mancare proprio nel settore in cui le verrebbe più naturale, cioè rubare il lavoro agli scrittori?
Federico mi ha detto: “Così gli scrittori possono fare ciò che vogliono mentre l’AI scrive le cose noiose”. Io ho pensato intendesse dire che potevano andare in vacanza a bere gin tonic (e farsi tatuaggi). Invece intendeva: diari, corsivi, reportage, fiction.
Come avrete capito, tutto ciò che ho imparato del mondo del lavoro è che, se vuoi sembrare autorevole, non devi mai tentare la carta dell’umorismo. Né quella del cinismo. In qualsiasi ambiente, dal giornalismo al corporate, vige l’obbligo dell’assenza del senso del ridicolo: più sei convinto, più mitomaneggi, più sembri affidabile. Allora ricominciamo.
Benvenuti in Kansei, un magazine culturale fondato su una piccola allucinazione: che si possa usare l’intelligenza artificiale senza arrendersi all’intelligenza artificiale; che si possa pagare degli scrittori chiedendo loro di non scrivere le cose che l’AI scrive meglio; che abbia ancora senso mettere insieme notizie, idee, ossessioni, romanzi, guerre, trend, estetiche e fallimenti del presente dentro una forma chiamata giornale. Ringrazio Federico che ha avuto l'allucinzione per primo e tutte le persone che ci hanno affidato la loro professionalità per creare questo primo numero, non è facile credere a qualcosa di nuovo. Spero saremo sempre di più.
Non sappiamo ancora se sia un atto di fede, un errore di valutazione o una voce nella testa. Per prudenza, abbiamo deciso di farne un numero. Cosa c'è di più allucinatorio che credere ancora nella scrittura?
