Il senso delle cose
AgentiCulturaluglio 2026

In Corea del Sud si regalano ai genitori video dei parenti morti creati con l’intelligenza artificiale

Alcune startup coreane producono brevi video in cui una ricostruzione digitale del defunto pronuncia un testo scritto dal cliente.

In Corea del Sud si regalano ai genitori video dei parenti morti creati con l’intelligenza artificiale

Quando Lee Geon-hui ha cercato un regalo per suo padre, ha deciso di far parlare un uomo che non aveva mai conosciuto: suo nonno, morto in un incidente stradale prima che lui nascesse.

Lee ha consegnato alcune fotografie e registrazioni della sua voce a Vaice, un’azienda tecnologica di Seul, e ha scritto il testo che il nonno avrebbe dovuto pronunciare. Nel video, la sua ricostruzione digitale chiama il figlio «il mio bene più prezioso» e gli chiede scusa per averlo costretto a lavorare nei campi da bambino e per essersi opposto alla sua decisione di diventare parrucchiere.

Il padre di Lee aveva detto che non avrebbe guardato il filmato. Alla fine lo ha fatto e si è messo a piangere. Lee ha spiegato all’Associated Press di aver messo in bocca al nonno ciò che lui stesso avrebbe voluto dire al padre. Il video era quindi un messaggio tra vivi, affidato alla ricostruzione di una persona morta.

Vaice sostiene di produrre video per circa trecento clienti al mese. Molti hanno tra i quaranta e i cinquant’anni e vogliono rivedere i genitori scomparsi; altri commissionano la ricostruzione dei nonni per regalarla ai propri genitori. Per creare un filmato bastano alcune fotografie, brevi campioni della voce e un copione scritto dalla famiglia. La versione base dura dai tre ai cinque minuti e costa 600 mila won, circa 390 dollari.

I video vengono mostrati durante le festività e le cerimonie dedicate agli antenati. Quasi tutti contengono un «ti voglio bene». Alcuni risolvono almeno sulla carta vecchi conflitti familiari: il morto si scusa, approva una scelta che aveva osteggiato oppure rassicura figli ormai adulti.

In Corea del Sud l’abitudine alle ricostruzioni digitali è stata favorita anche dalle apparizioni televisive di cantanti e attori scomparsi. Intanto alcune aziende stanno sperimentando i griefbot, sistemi che permetterebbero di conversare con una simulazione del defunto. Psicologi e giuristi temono che queste tecnologie possano rendere più difficile accettare una morte e chiedono regole sull’utilizzo commerciale della voce e dell’immagine di chi non può più prestare il proprio consenso.

Per il momento, però, molti clienti guardano il video una volta sola. Più che continuare a parlare con i morti, lo usano per far dire loro ciò che i vivi avrebbero avuto bisogno di sentire.

Condividi
Magazine

Leggi tutto il numero

Editoriale, video e tutti gli articoli, in un'unica pagina.

Apri il numero