Poole apprezza il racconto vivace e inquietante di cultura aziendale e ambizioni politiche.
Careless People
A Cautionary Tale of Power, Greed, and Lost Idealism
- Editore
- Flatiron Books
- Uscita
- 2025
- Pagine
- 400
- ISBN
- 9781250391230
- Lingua
- Inglese
Traduzione italiana
Careless People. Gente che se ne frega ↗
- Autore
- Sarah Wynn-Williams
- Editore
- Silvio Berlusconi Editore
- Collana
- Libera
- Uscita
- 2025
- Traduzione
- Roberto Serrai e Annalisa Di Liddo

La tesi
Sarah Wynn-Williams entra in Facebook nel 2011, inventandosi il posto di prima diplomatica dell'azienda, convinta che la piattaforma sia una forza politica benefica; ne esce licenziata nel 2017, dopo avere segnalato il comportamento del proprio capo. Nel prologo riassume i sette anni in una riga: «it started as a hopeful comedy and ended in darkness and regret». La tesi sta in due parole che ricorrono nel capitolo sulla Birmania, «lethal carelessness»: la narratrice attribuisce molti danni all’indifferenza dei vertici, ma racconta anche scelte deliberate, fra cui gli strumenti di censura per la Cina. A sostegno il libro porta decisioni precise. Il progetto cinese, con gli strumenti di censura costruiti su commessa e la frase che Joel Kaplan cancella dal documento di rischio, «Facebook employees will be responsible for user data responses that could lead to death, torture and incarceration», sostituita con una formula più presentabile. La pubblicità venduta agli inserzionisti per raggiungere ragazzi fra i tredici e i diciassette anni nei momenti in cui si sentono «worthless», «insecure», «defeated», e la smentita pubblica approvata dai dirigenti che la sapevano falsa. La Birmania, dove nel 2014 un solo contrattista a Dublino si occupava della moderazione in birmano, diventato parte di un gruppo di due nel 2015 mentre alla Cina venivano promessi quattrocento moderatori destinati a diventare duemila. La morale sta nel titolo dell'ultima parte: «It really didn't have to be this way». I dialoghi e i documenti interni sono riportati nel memoir.
Prologo · capitoli «Greetings from Beijing», «Our Chinese Partner», «Respectfully, Senator», «Emotional Targeting», «Myanmar», «Just Business»
Come ci arriva
- L'ascesa vista dal sedile del passeggero. Dal 2011 fino alle scene del 2015 il registro è comico: il lavoro che non esisteva e che l'autrice si fa inventare, i primi incontri con capi di Stato, la cena di gala panamense con le comparse seminude, i jet privati, Davos. La commedia fa un lavoro preciso: stabilisce che queste persone improvvisano. «A bunch of fourteen-year-olds who've been given superpowers», scrive nel prologo.
- Il momento in cui il potere diventa una scelta. Fra il 2015 e il 2016 il tono cambia. Zuckerberg convoca la squadra, elogia le «street fighter tactics» di Uber e chiede un elenco di avversari da colpire con la piattaforma stessa: «Anyone who opposes us is an adversary». Poi il volo verso il Perù, dove Elliot Schrage gli spiega passo per passo come la campagna di Trump ha usato Facebook, Zuckerberg ascolta, non si scandalizza, e, nella ricostruzione di Wynn-Williams, comincia a immaginare un proprio percorso politico. Il libro precisa che Zuckerberg negava ufficialmente di candidarsi.
- Le carte cinesi. Il nucleo documentario del memoir, descritto e citato dall’autrice. Il progetto ha un nome in codice, Aldrin, e il partner cinese pure, Jupiter. La proposta di valore offerta a Pechino promette di «promote safe and secure social order». Ci sono l'interruttore per isolare una regione, l'«Extreme Emergency Content Switch» per gli anniversari scomodi, i server di prossimità che espongono anche dati di utenti fuori dalla Cina, e le simulazioni di audizione parlamentare in cui si insegna all'amministratore delegato come non rispondere.
- Il costo personale. Il congedo di maternità lavorato, le domande del capo sull'allattamento e sull'emorragia, la richiesta della direttrice operativa di condividere il letto del jet aziendale, l'indagine interna che da inchiesta sulle condotte denunciate diventa, secondo l’autrice, un esame della sua performance, il licenziamento e l'uscita scortata dalla sicurezza.
Ricezione critica
Warzel e Rao valorizzano la capacità narrativa del memoir come accesso ai comportamenti dei vertici, pur distinguendola dalla novità delle rivelazioni o dalla verifica di ogni particolare. Kirkus colloca al centro la politica internazionale. Charlie Warzel · Vidhatri Rao · Kirkus Reviews
Diya, Fisher, Amelia e la recensione della biblioteca convergono sul problema dell’autorappresentazione: la protagonista ridurrebbe il proprio ruolo nelle decisioni denunciate. Diya formula la critica più circostanziata, richiamando squadre locali e allerte della società civile. Sabhanaz Rashid Diya · Paige Fisher · Amelia · Kansas City, Kansas Public Library
Warzel ritiene che il dibattito sugli aneddoti oscuri i meccanismi generali; Fisher dichiara invece una fiducia limitata nella narratrice pur consigliando il libro per la domanda sulla concentrazione del potere. Charlie Warzel · Paige Fisher
Le fonti 9
Jeffries riconosce valore alla testimonianza, ma contesta ingenuità e autoassoluzione della narratrice.
Kirkus approva il memoir come testimonianza interna delle condotte di Facebook. Mette in primo piano i compromessi politici e l’interesse per la Cina; considera le accuse sulla vita privata dei dirigenti un elemento di umanizzazione, secondario rispetto all’intrigo geopolitico.
Diya, già responsabile delle politiche di Meta in Bangladesh, giudica coraggioso il memoir ma incompleto. Contesta omissioni delle allerte della società civile e del lavoro delle squadre locali: la narratrice si rappresenterebbe isolata, riducendo la propria corresponsabilità e le resistenze preesistenti.
Rao apprezza l’equilibrio fra umorismo nero, osservazione e racconto interno del potere tecnologico. Distingue il valore di ammonimento dalla verificabilità di ogni dettaglio: ritiene centrale il quadro di potere privo di adeguati processi, più che una lettura come inchiesta giornalistica.
The Sheet (testo originale, nuova scheda)
Con riserveFisher trova plausibile e utile il ritratto dell’élite, ma non si fida pienamente della narratrice: quasi ogni capitolo ribadirebbe che aveva provato a fermare i dirigenti. Il motivo per leggere resta la domanda se qualcuno debba possedere tanto potere, indipendentemente dall’affidabilità personale.
Amelia Reads (testo originale, nuova scheda)
Con riserveAmelia racconta un ascolto avvincente e trova efficaci le scene di potere e incuria. Dubita però dell’accuratezza di memorie così dettagliate e della protagonista insieme impeccabile e ingenua: i tentativi falliti di cambiare lavoro sembrano anche un espediente per attenuarne la responsabilità.
La recensione della biblioteca trova illuminante il resoconto diretto dell’atteggiamento aziendale verso dipendenti, utenti e regole. Rifiuta però il ritratto dell’autrice come unica voce ragionevole e collega il suo progetto di espansione politica agli esiti che denuncia.
Warzel trova urgente un racconto che rende tridimensionali vicende già note. La prossimità ai vertici e il registro assurdo mostrano crescita senza limiti ed egocentrismo; le controversie sugli aneddoti, a suo giudizio, distolgono dai meccanismi di potere oggi visibili anche nella politica.