KANSEI

Né intelligente né artificiale

Il lato oscuro dell'IA

Kate Crawford

Editore
il Mulino
Uscita
2021
Pagine
320
ISBN
9788815294197
Lingua
italiano
Collana
Contemporanea
Copertina di Né intelligente né artificiale

La tesi

Per Crawford l’intelligenza artificiale va compresa come una formazione industriale materiale e sociale: minerali, energia, lavoro umano, dati e istituzioni. L’atlante segue i luoghi e le relazioni che rendono possibili i sistemi, chiedendo quali interessi ottimizzino e chi ne sostenga i costi. L’autrice distingue questa prospettiva dall’analisi dei soli programmi: la classificazione e il pregiudizio algoritmico diventano questioni di potere, oltre che di accuratezza tecnica.

Introduzione §§2–5 · Potere §§2–4

Come ci arriva

  • Terra Dai laghi salati del Nevada alle terre rare e ai data center, Crawford ricostruisce la catena materiale della computazione. La collega alla storia delle industrie estrattive e alla megamacchina di Mumford; le stime ambientali citate appartengono al contesto di scrittura del libro.
  • Lavoro Il centro del capitolo è come gli esseri umani vengano trattati da robot: ritmo dei magazzini Amazon, microcompiti, disciplina del tempo e lavoro che sostiene l’automazione. Crawford distingue gli impieghi del machine learning da sistemi algoritmici più semplici e invita a collegare lotte lavorative diverse.
  • Dati e classificazione Le raccolte NIST, FERET, Enron e ImageNet mostrano, nell’argomento del libro, come dati e persone cambino significato quando vengono separati dal contesto. Il consenso non è sempre assente: FERET costituisce un caso distinto. Le tassonomie sono analizzate come scelte che possono riprodurre gerarchie e modificare chi classificano.
  • Emozioni Da Tomkins ed Ekman ai dataset e ai prodotti commerciali, Crawford ricostruisce la controversia sull’inferenza degli stati emotivi dalle espressioni facciali. La sua critica si appoggia, fra l’altro, alla revisione di Barrett del 2019; note e testo riportano anche sfumature e posizioni favorevoli alla ricerca sulle espressioni.
  • Stato e rifiuto L’archivio Snowden apre il percorso dalle tecniche militari ai sistemi di polizia, immigrazione e welfare. Crawford propone una responsabilità dei fornitori in alcuni contesti statali e, nell’epilogo, una politica che chieda perché usare l’IA. La coda collega la corsa spaziale privata agli immaginari di crescita ed estrazione.

Terra · Lavoro §§1–2,7 · Dati §§1–8 · Classificazione §§3–7 · Emozioni e nota86 · Stato §3 · Potere §4 · Spazio

Ricezione critica

Goodlad, Evans e Cucuccio valorizzano la capacità del libro di collegare infrastrutture, storia e potere in un percorso leggibile. Jansen e Pooley ne apprezzano la critica dell’ideologia tecnologica; Whitehead ne accoglie la denuncia politica. Scotoni sottolinea concretezza e complessità, ma chiede approfondimenti su alcune generalizzazioni. Lauren M. E. Goodlad · Ben Evans · Filippo Cucuccio · Sue Curry Jansen; Jeff Pooley · Eileen Whitehead · Giancarlo Scotoni

La divergenza riguarda quanto la cornice ampia illumini l’IA. Upshall e Smith la ritengono troppo estensiva rispetto alla computazione e ai rapporti industriali; Goodlad ne considera la sintesi un pregio, pur rimandando altrove per la tecnica. Sacchi critica tono e ridondanza; Kalman vede una critica efficace che richiede ulteriori passi costruttivi. Evans solleva una riserva specifica sul trattamento della proprietà intellettuale. Michael Upshall · Alexander O. Smith · Lauren M. E. Goodlad · Martino Sacchi · David Zvi Kalman · Ben Evans

Le fonti 10

L’orientamento è ricavato dal testo della fonte. Sintesi automatica aggiornata al 16 ottobre 2026.

Il metodo

Le macchine confrontano testi critici esterni, consultati per intero e collegati all’originale. Ogni testo conta una volta. Estratti, citazioni promozionali e interviste senza una valutazione del libro sono esclusi.

Favorevole, con riserve e critica riassumono la posizione espressa dalla fonte. Sono classificazioni della sintesi, non voti assegnati dal recensore né da KANSEI. La selezione non è esaustiva.

Il confronto comprende anche obiezioni su singoli capitoli, dichiarate nel testo. Le risposte dell’autore documentano gli aggiornamenti e non contano come recensioni.

Un’eventuale lettura critica KANSEI richiede lettura integrale del libro e revisione editoriale.

Goodlad apprezza la sintesi storica, le note e le escursioni etnografiche. Considera il libro un ingresso prezioso per chi inizia e un compendio per insegnare; per il funzionamento tecnico delle macchine rimanda a libri più approfonditi.

Upshall riconosce critiche giustificate a singoli impieghi, ma contesta che diventino un rifiuto generalizzato dell’IA. Ritiene il bersaglio troppo simile al computing e al capitalismo in generale, e giudica inadeguatamente argomentati gli enunciati assoluti su dati e classificazione.

Evans raccomanda il libro per chiarezza, originalità e analisi del potere. Segnala però l’assenza della collusione algoritmica e contesta che il presunto effetto occultante della proprietà intellettuale sia affermato senza analisi giuridica o riferimenti adeguati.

Jansen e Pooley leggono Crawford e Pasquale come critiche complementari dell’ideologia dell’IA. Apprezzano il ritorno alla materialità e distinguono il riformismo di Pasquale dalla politica del rifiuto di Crawford, senza trasformare questa differenza in una stroncatura.

Kalman giudica forte e accessibile la critica delle narrazioni tecnologiche, pur trovando talvolta artificioso l’intreccio fra reportage ed etica. Osserva che smontare i miti rappresenta soltanto un primo passo: occorre costruire alternative capaci di entrare nell’immaginazione pubblica.

Whitehead accoglie il libro come denuncia delle pratiche estrattive e dello sfruttamento capitalistico. Insiste sui costi ambientali, sui lavoratori invisibili e sull’intreccio fra stato e imprese. La sua lettura sottoscrive la cornice critica senza introdurre riserve sostanziali.

Scotoni valorizza la complessità, la concretezza topografica e l’impegno civile del libro. Considera utile la ricostruzione dell’intreccio fra capitale, esercito e governo, pur trovando alcune osservazioni troppo astratte o semplificate e bisognose di approfondimento.

Sacchi trova interessante la denuncia dell’infrastruttura materiale e del lavoro poco visibile. Critica però il tono da pamphlet, l’assenza di contraddittorio, la ridondanza e gli aneddoti dispersivi; ritiene la conclusione più chiara e concisa del resto del libro.

Cucuccio presenta il percorso come originale e scomodo, attento alla concretezza materiale e corredato di note e bibliografia. Legge la conclusione come richiamo urgente a ripensare lo sviluppo, pur lasciando aperta la possibilità di considerarla un manifesto ideologico.

Smith riconosce questioni utili su dati e classificazione ma contesta definizioni, metodo etnografico e salti fra IA e storia del computing. Giudica riduttiva la lettura di Tomkins e sostiene che la narrazione semplifichi problemi già affrontati da altri studiosi.