Società

Per i bambini «AI» vuol dire finto, raccontano giornali britannici e genitori americani

Secondo genitori e giornalisti, i ragazzini bocciano con «That's AI» un giocattolo taroccato o una scusa poco credibile. Nelle stesse settimane Trump ha ordinato agli uffici federali di chiamare la tecnologia «Super Intelligence», perché la parola «artificiale», ha detto, la fa sembrare finta.

Giocattoli che imitano i Lego nella vetrina di un negozio a Český Těšín. Immagine di riferimento sul tema delle imitazioni, non generata con AI. Foto: Piotrus / Wikimedia Commons. CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/).
Giocattoli che imitano i Lego nella vetrina di un negozio a Český Těšín. Immagine di riferimento sul tema delle imitazioni, non generata con AI. Foto: Piotrus / Wikimedia Commons. CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/).
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«SI is so AI. And Donald Trump is AI.» La super intelligenza è così AI. E Donald Trump è AI. La battuta è del quotidiano britannico Guardian. Il 24 settembre la sua rubrica ironica, Pass notes, si è occupata di un insulto che secondo il giornale gira nelle scuole primarie. È «That's so AI», cioè «è così AI», e vuol dire finto o scadente.

Due giorni prima, all'Assemblea generale dell'ONU, il presidente americano aveva annunciato che i documenti del governo avrebbero chiamato l'intelligenza artificiale «super intelligence». La parola «artificiale», ha detto, «la fa sembrare finta», mentre secondo lui la tecnologia «in realtà è straordinaria».

Quest'estate la figlia undicenne di Suzy Byrne, che scrive per Yahoo, ha chiamato «AI» un NeeDoh, un giocattolo morbido da schiacciare. Ha spiegato che era un NeeDoh di Shein, «quindi è finto anche se gli somiglia e ha il logo». La madre le ha obiettato che l'AI non c'entrava, era solo una copia fatta spendendo meno. La risposta: «That's so AI». Ad agosto un Contesto di KANSEI raccontava l'assistente conversazionale come un personaggio comico da imitare; per lei la sigla è già un aggettivo. L'aggettivo ha anche altre sfumature: la figlia adolescente dello scrittore Cory Doctorow e i suoi amici lo usano per dire «è merda fatta col minimo sforzo».

Il Guardian chiama l'espressione il gergo più popolare dell'anno, senza dire chi abbia fatto il conto. Lo stesso giorno ne ha scritto sul blog collettivo Language Log il linguista Mark Liberman, che all'Università della Pennsylvania dirige il Linguistic Data Consortium, un centro che produce e distribuisce dati sulle lingue. Per sapere se l'espressione sia davvero ovunque nel Regno Unito, ha usato lo strumento di qualunque genitore: ha chiesto ai lettori con dei bambini a portata di mano di controllare. Il 28 settembre il sito britannico per genitori MadeForMums ha scritto che i dati sulla diffusione sono pochissimi.

Uno psicologo della Vanderbilt University, Ryan L. Boyd, ha indicato a Yahoo un precedente: la bambina con il giocattolo taroccato fa più o meno quello che i suoi nonni facevano con «plastic». L'Online Etymology Dictionary, dizionario etimologico inglese, registra la parola nel senso di «fatto di plastica» dal 1909 e nel senso di falso e superficiale dal 1963, nel gergo della controcultura. Quattro anni dopo, nel film Il laureato, un invitato alla festa di laurea prende da parte il protagonista e gli dà un consiglio di una parola sola: «Plastics». Nella plastica, spiega, c'è un grande futuro. Con l'AI la promessa e l'insulto stanno nella stessa settimana di cronaca: il discorso all'ONU il 22 settembre, la rubrica del Guardian il 24.

Il 29 settembre Trump ha firmato un ordine esecutivo: ministeri e agenzie federali devono usare «Super Intelligence», o SI, nei loro testi ufficiali. La scheda della Casa Bianca spiega che il vecchio nome fa pensare a una tecnologia che si limita a imitare o automatizzare l'intelligenza umana. Più sotto, la stessa scheda cita il piano del luglio 2025 con il suo titolo: America's AI Action Plan. Trump parla del suono della parola. A legare le due storie, con la battuta dell'inizio, è stato il Guardian.

Bambini e ragazzi, però, usano l'AI. Secondo le stime del Pew Research Center, centro studi americano che nell'autunno 2025 ha intervistato 1.458 adolescenti statunitensi, il 64 per cento dei ragazzi fra 13 e 17 anni dice di usare i chatbot. Sono più grandi dei bambini del Guardian, e americani. La figlia di Byrne, poi, usa con i compagni l'AI del programma di grafica Canva per fabbricare immagini brutte di Peppa Pig, e riderne. L'insulto, almeno in casa Byrne, viene da chi usa lo strumento e ne giudica il risultato.

Sotto il post di Liberman un lettore ha chiesto se adesso non si debba dire «That's so SI». È la frase da ascoltare nei cortili delle scuole: se i bambini cominceranno a dirla, anche SI vorrà dire finto.

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