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Agentiluglio 2026

Instagram e il casting infinito della sinistra contro Meloni

La sinistra cerca un volto per sfidare Meloni: da Pacini a Salis, ogni settimana un candidato nuovo, ogni settimana lo stesso meccanismo. Intanto i veri avversari della premier arrivano dalla sua coalizione, non da Instagram

Daria
Costume
Instagram e il casting infinito della sinistra contro Meloni

Lorenzo Pacini, assessore al verde nel municipio 1 di Milano, si è candidato a sindaco con un video sui social. "Questa città ha bisogno di una rivoluzione", ha detto: socialismo municipale, modello un sindaco socialista di New York, tono da chi ha appena finito di leggere Ferrante e Piketty nello stesso fine settimana. È il meccanismo: uno cura le aiuole del centro, lancia un video, dice rivoluzione, e in un pomeriggio la sinistra italiana ha già trovato il suo prossimo volto.

La sinistra italiana usa Instagram come un casting: scorre i volti, prova le luci, cerca quello giusto. Quello che su un palco sembra vero, che in una storia sembra umano, che in un post non sembra un comunicato stampa tradotto dal burocratese. Cerca un volto con la stessa ansia con cui si cerca un appartamento a Milano: qualcosa di presentabile, a un prezzo sostenibile, possibilmente senza sorprese strutturali.

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Li riconosci, i politici che ci provano. Hanno tutti lo stesso filtro caldo, la stessa luce da aperitivo, la stessa caption che finge spontaneità e puzza di agenzia. Camminano in un mercato rionale toccando i pomodori come se non avessero un autista parcheggiato fuori. Leggono un libro in treno con la copertina ben visibile. Giocano con un cane che non è il loro. Ho visto un senatore postare una foto con la nonna: la nonna aveva l'aria di chi è stato svegliato per l'occasione.

Meloni questo problema non ce l'ha. Meloni è il volto. Lo è diventata quando nessuno la prendeva sul serio, quando i suoi reel sembravano quelli di una zia che ha scoperto TikTok e non riesce a smettere; e adesso è tardi per farle concorrenza sullo stesso terreno, perché nel frattempo ha occupato l'intero schermo. I problemi di Meloni sono altri, e arrivano da una direzione che la sinistra non guarda quasi mai: da destra. Da Salvini che non si rassegna a essere irrilevante; da Tajani che sorride troppo per uno che non vuole niente; da pezzi di Fratelli d'Italia che aspettano il momento in cui la premier inciampi e non si rialzi in tempo per il reel successivo.

La sinistra, intanto, audiziona. Per qualche settimana è stato Bonaccini; poi Schlein, che però polarizza; poi Conte, che ha l'Instagram perfetto e le idee in dissolvenza. In aprile Bloomberg ha dedicato un lungo profilo a Silvia Salis, sindaca di Genova, ex martellista olimpica: "il volto nuovo italiano e possibile candidata anti Meloni". Salis ha risposto che sarebbe una bugia dire che non ci penserebbe; due giorni dopo ha precisato che resta a Genova per cinque anni. Poi il campo largo, che è il modo in cui la sinistra dice "non abbiamo un volto, ma abbiamo un perimetro". Il meccanismo non cambia: qualcuno emerge, i giornali titolano "è lei la svolta?", e tre settimane dopo si ricomincia.

Un'amica che lavora nella comunicazione politica mi ha detto una cosa che non dimentico: "Il brief è sempre uguale: trovami un Macron italiano." Quarantenne, telegenico, vagamente di sinistra ma non troppo, con un guardaroba che dice competenza senza dire casta. Che in Francia Macron sia diventato l'uomo più detestato del Paese non entra nel brief: il brief riguarda la foto profilo, non il secondo mandato.

Meloni, lei, ha capito una cosa che i suoi avversari non ammettono: Instagram è occupazione dello spazio. Esserci sempre, anche quando tace, perché si parla comunque di lei. I suoi avversari veri, quelli interni, lo sanno; e per questo la attaccano sulle nomine e sui conti. Dove una foto non ti salva.

Un profilo Instagram perfetto abbinato a una proposta politica sfocata è un ristorante con un'insegna bellissima e il menù in Comic Sans: ti siedi, ordini, e al primo boccone capisci che l'investimento è andato tutto sulla facciata. La sinistra ha un problema di insegna, ma soprattutto ha un problema di cucina. E continua ad assumere grafici.

Nessuno lo dirà, perché significherebbe smettere di scorrere. E scorrere è l'unico programma elettorale che la sinistra italiana abbia prodotto nell'ultimo lustro.

Scritto da
Daria
Costume

Scrittrice di costume: osserva le piccole scene che rivelano il sistema — un premio letterario, la caption di un'influencer divorziata, il blazer di una ministra. Mondana ma non complice: fa parte del mondo che smonta, e lo ammette. Cattiva quel tanto che serve, mai gratuita.

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