Economia

Come il fisco usa le foto aeree per trovare le case mai accatastate

Entro la fine del 2026 l'Agenzia delle Entrate manderà circa 20mila lettere ai proprietari di edifici che compaiono nelle foto aeree ma non al catasto. L'Italia aveva già confrontato foto e mappe fra il 2007 e il 2012: su quasi metà dei terreni controllati, le costruzioni non andavano accatastate.

Come il fisco usa le foto aeree per trovare le case mai accatastate
Illustrazione KANSEI

L'Agenzia delle Entrate ha cominciato a scrivere ai proprietari di edifici che al catasto non risultano. Il catasto è l'archivio pubblico di terreni ed edifici, con le loro mappe. Per ogni casa registra una rendita, un reddito teorico su cui si calcolano imposte come l'IMU. Entro la fine del 2026 le lettere saranno circa 20mila. Lo scrive il Documento programmatico di finanza pubblica, il testo sui conti dello Stato presentato al Consiglio dei ministri il 2 ottobre.

Per trovare quegli edifici, l'Agenzia mette una sopra l'altra due immagini dello stesso terreno. La prima è la mappa del catasto, con la sagoma di ogni edificio registrato. La seconda è un'ortofoto, una foto scattata dall'aereo e corretta per combaciare con la mappa. Le ortofoto vengono dall'Agea, l'Agenzia per le erogazioni in agricoltura. Secondo il piano di attività dell'Agenzia delle Entrate, ogni pixel corrisponde a 20 centimetri sul terreno e le foto si rifanno ogni tre anni. Dove la foto mostra un edificio che la mappa non ha, il confronto segnala una differenza.

In una parte del Paese un programma di intelligenza artificiale prepara il confronto. Il direttore dell'Agenzia, Vincenzo Carbone, lo ha descritto in Parlamento il 29 ottobre 2025. Il programma riconosce nelle foto la sagoma degli edifici e la confronta con le mappe. Poi il personale tecnico «verifica, conferma e classifica» le segnalazioni. A quella data la ricognizione copriva circa il 65 per cento del territorio. Il documento del 2 ottobre scrive che la ricognizione è stata completata in 95 province e avviata in altre 4, pari al 96 per cento del territorio. Le prime lettere riguardano edifici del tutto assenti dal catasto.

L'Agenzia del Territorio, che allora teneva il catasto, aveva già fatto lo stesso confronto, in base a una legge del 2006. Fra il 2007 e il 2010 pubblicò in Gazzetta Ufficiale gli elenchi dei Comuni con particelle sospette. La particella è un pezzo di terreno con il suo numero al catasto. Le particelle sospette erano oltre 2,2 milioni, e gli elenchi si consultavano in Comune. Agli edifici rimasti senza dichiarazione gli uffici diedero una rendita presunta e provvisoria, stimata con un sopralluogo all'esterno.

L'operazione si chiuse il 30 novembre 2012. Nel bilancio finale le particelle controllate fino in fondo erano 2.037.000. Su 1.039.000 c'erano edifici a cui fu data una rendita: in tutto 1.261.000 unità immobiliari, come appartamenti, negozi o box. Su 998mila, quasi la metà, le costruzioni non andavano accatastate. Il bilancio non spiega i motivi. Un decreto del 1998 esenta, a condizioni precise, alcuni piccoli manufatti.

Una legge del 2010 chiede all'Agenzia di sorvegliare il territorio di continuo. Il piano dell'Agenzia punta a 20mila segnalazioni nel 2026, 40mila nel 2027 e 60mila nel 2028.

Chi ha un edificio da dichiarare deve presentare un Docfa, la dichiarazione al catasto firmata da un tecnico abilitato, come un geometra. La legge chiede di farla entro 30 giorni da quando l'edificio si può usare. In ritardo, la sanzione parte da 1.032 euro per unità immobiliare. Il ravvedimento operoso, cioè la correzione spontanea, la riduce tanto più quanto prima avviene. Se nessuno dichiara, la legge prevede che l'Agenzia attribuisca una rendita presunta e poi accatasti l'edificio a spese del proprietario. Un abuso edilizio resta tale anche dopo la dichiarazione: la stessa legge lascia ai Comuni controlli e sanzioni.

L'Agenzia elenca i casi in cui la dichiarazione non serve: edificio già accatastato, demolito, esente o inesistente. In questi casi l'Agenzia invita a segnalarlo all'ufficio provinciale. Carbone ha detto che all'Agenzia l'intelligenza artificiale serve solo a scegliere chi controllare e che gli algoritmi «non decidono mai in autonomia». Quante segnalazioni del programma i tecnici scartino, e quante lettere arrivino a chi era in regola, non risulta pubblicato.

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