Bear ha trovato un sistema piuttosto drastico per evitare una dichiarazione d’amore. In Obsession, l’horror di Curry Barker, compra un oggetto che promette di esaudire un desiderio e chiede che Nikki lo ami più di chiunque altro al mondo. Il desiderio funziona. A quel punto l’amore che aveva ordinato diventa spaventoso, e a dargli un corpo è lei. Barker racconta di aver cercato un oggetto banale, da comprare in negozio, capace di mantenere davvero la promessa. Bear può procurarsi l’amore senza affrontare la possibilità che Nikki gli dica di no.
La ragazza che ama troppo è un personaggio familiare anche alla storia della psichiatria. L’erotomania, nel significato moderno, riguarda però una convinzione diversa: la certezza delirante di essere amati da qualcuno, spesso irraggiungibile. Anche il rifiuto viene interpretato come una conferma. Nikki, invece, subisce il desiderio magico di Bear.
Nel 1838 lo psichiatra Jean-Étienne Esquirol usava il nome erotomania per un insieme più ampio di esperienze, caratterizzate da idee amorose fisse e dominanti. Nel secondo tomo di Des maladies mentales racconta di un impiegato di Bayonne di trentasei anni che si crede amato da un’attrice del teatro Feydeau. Quando lei recita, si mette in quarta galleria e agita un fazzoletto bianco. Nel tono della voce e nell’espressione del volto trova segni rivolti a lui; quando l’attrice rifiuta di parlargli, pensa che stia prendendo precauzioni per nascondere il suo amore per lui. Il suo rifiuto, così, continua a far parte della relazione che lui immagina.
Esquirol descrive uomini e donne, ma sui loro casi ragiona in modo diverso. All’impiegato obietta l’aspetto, il rango e i pochi mezzi: come può pensare di piacere a un’attrice? Di una paziente annota che gli accessi di collera avvengono di solito durante le mestruazioni, ma non sempre. Di un’altra si chiede se un’irritazione dell’utero abbia causato il delirio. Scrive che nell’erotomania l’amore è nella testa; per le pazienti torna a cercarne una causa nel corpo.
La sindrome che porta il nome dello psichiatra francese de Clérambault ha al centro la convinzione di essere amati. Il dizionario dell’Académie nationale de médecine, nell’edizione del 2018, la descrive soprattutto nelle donne. In Il secondo sesso, Simone de Beauvoir collega quel delirio al modo in cui una donna impara a considerarsi desiderabile: essere amata da un uomo prestigioso può diventare la conferma del proprio valore. I casi maschili esistono: nel 2020 i medici portoghesi Maria Teresa Valadas e Lucilia Bravo ne hanno descritto uno, richiamando anche un uomo osservato da de Clérambault.
Il cinema ha un altro modo di rendere riconoscibile la donna che ama troppo. La filosofa Susan Bordo legge Attrazione fatale fra i film che puniscono la sessualità e l’indipendenza femminili con la follia e la morte. Obsession rende visibile una responsabilità che la figura della donna pericolosa può far dimenticare: è Bear ad aver chiesto quell’amore. La minaccia che teme dipende dal desiderio che ha espresso.
Barker spiega che nascondere il volto di Nikki impedisce allo spettatore di capire che cosa farà, se lo bacerà o lo ucciderà. È una scelta che ci mette nell’incertezza di Bear. Prima che il volto di Nikki diventi indecifrabile, Bear ha già deciso che cosa deve provare lei.


