Un gat, il cappello nero di crine e bambù dei letterati coreani, è esposto al Centro nazionale per il patrimonio immateriale di Jeonju fino al 18 ottobre. Park Chang-young l'ha rifatto sul modello di quelli in voga fra l'inizio e la metà dell'epoca Joseon. La mostra dei detentori, che quest'anno ha per tema «Traccia», riunisce 231 opere di 102 detentori e insegnanti delle tecniche tradizionali, e il gat sta nell'ultima sezione, intitolata «Dedizione». Da fine giugno Hasbro ha in catalogo, a 14,99 dollari di listino, un Furby in miniatura con un cappello «in stile gat» dei Saja Boys, la boy band di KPop Demon Hunters. Da lontano, i due cappelli si somigliano parecchio.
Il film d'animazione è diventato a fine agosto 2025 il titolo più visto nella storia di Netflix, secondo il conteggio di Netflix, e a marzo ha vinto l'Oscar per il miglior film d'animazione. Nel luglio 2025 al Museo nazionale di Daegu è andata esaurita una penna con il cordino del gat; su un sito di cosplay il cappello si compra a 25 dollari. Quanti sappiano fare quello vero, invece, sta scritto in un registro.
Nel registro dei portatori del gannil, il nome ufficiale del mestiere, compaiono dal 1964 tredici persone, e per otto il titolo è cessato. Restano quattro detentori e un solo insegnante incaricato di trasmettere la tecnica, nominato nel 2015. Secondo i dati che il Servizio coreano del patrimonio ha consegnato all'allora deputato Min Hyung-bae, pubblicati nell'ottobre 2025, i quattro detentori avevano in media 83 anni.
Fare un gat vuol dire mettere insieme tre mestieri: la calotta di crine di cavallo, la tesa intrecciata con fili di bambù sottili come un capello, e il montaggio, che riveste le due parti di seta e le chiude con la lacca. La scheda che l'Agenzia coreana per il patrimonio dedica a Jeong Chun-mo, nato nel 1940 e apprendista dal 1958, conta cinquantuno lavorazioni e otto o nove mesi per un cappello della qualità più alta. A luglio, a Busan, Park ha raccontato che un tempo lo facevano in quattro, seduti in cerchio: «Adesso sono morti tutti, faccio da solo ogni passaggio e non riesco ad andare veloce». Secondo il Chosun Ilbo, Park compra la calotta di crine a Jeju.
Alla bottega dei Park il film non ha portato ordini. Al Chosun Ilbo, nell'ottobre 2025, la famiglia ha raccontato che arriva qualche richiesta, ma chi chiede si spaventa del prezzo, e nessuna è diventata una vendita. Un cappello rivestito di seta parte da venti milioni di won, e la bottega ne finisce circa cinque l'anno, soprattutto per le mostre. Il figlio, Park Hyung-bak, ha detto che gliene basterebbero uno o due venduti al mese per fare soltanto questo; intanto lavora part-time come impiegato pubblico al Centro nazionale per il patrimonio immateriale.
Lo Stato, nello stesso prospetto consegnato al deputato, contava 25 arti «a trasmissione vulnerabile», 23 delle quali in quella condizione da più di cinque anni. Il bilancio per il patrimonio immateriale, riporta il Dong-a Ilbo, è sceso da 63,9 miliardi di won nel 2024 a 54,3 nel 2025.
Nella bottega dei Park, nell'ottobre 2025, imparavano la figlia maggiore di Hyung-bak, che faceva il liceo, e un nipote di ventidue anni. La ragazza ha cominciato all'asilo e sa già incollare il pezzo che rinforza il cappello; ha deciso, racconta la famiglia, che lo farà comunque.


