Grazia Incampo ha 90 anni, Teresa Calia 88. Sono amiche dall’infanzia, preparano orecchiette e focacce all’Antico Forno Santa Caterina di Altamura e, grazie ai video pubblicati sui social, sono diventate involontarie influencer del benessere.
Il Washington Post le ha inserite tra le protagoniste del “nonna-maxxing”, un’etichetta con cui internet sta trasformando la vita quotidiana delle nonne italiane in un programma di wellness: cucinare invece di ordinare, usare ciò che si ha già, non restare soli, muoversi senza andare in palestra e considerare l’invecchiamento una parte della vita anziché un difetto da correggere.
Nel loro caso, però, il successo non nasce da una routine studiata per i social. Incampo e Calia hanno trascorso la vita lavorando, recuperando il pane vecchio e preparando il cibo con quello che era disponibile. Nei video ridono, cantano e scherzano sul vino; dietro l’immagine rassicurante della nonna mediterranea rimangono la parsimonia e la fatica di una generazione cresciuta quando buttare il cibo non era una cattiva abitudine, ma un lusso.
La stessa distanza emerge nella storia di Elda Sirizzotti, 86 anni, emigrata dalla Ciociaria in Canada nel 1966. Coltiva erbe, cucina ogni giorno e usa gli avanzi di verdura per il minestrone. Sua nipote osserva che il vero insegnamento non consiste nel ricreare una campagna italiana da cartolina, ma nell’accettare qualche scomodità in più: fare da sé, aspettare, conservare, occuparsi degli altri.
Il “nonna-maxxing” racconta quindi meno le nonne italiane di quanto racconti il presente. Abitudini considerate per decenni antiquate — cucinare, riparare, riutilizzare, invecchiare senza nasconderlo — stanno tornando desiderabili proprio mentre il wellness promette di semplificare la vita attraverso prodotti, abbonamenti e nuove routine.
Per vivere come una nonna italiana, suggerisce involontariamente il Washington Post, non serve comprare quasi nulla. È forse questo l’aspetto più difficile da trasformare in una tendenza.


