Lunedì migliaia di studenti e giovani indiani hanno cercato di marciare da Jantar Mantar, il luogo tradizionale delle proteste a Nuova Delhi, verso il Parlamento. La polizia aveva vietato il corteo e ha usato manganelli e gas lacrimogeni per fermarlo. Negli scontri sono rimaste ferite circa 180 persone, secondo gli organizzatori. Il giorno successivo i responsabili del movimento hanno annunciato che non organizzeranno altre marce, per evitare che altri manifestanti vengano feriti, ma che continueranno le proteste con modalità pacifiche.
Il movimento si chiama Cockroach Janta Party, traducibile come «Partito popolare degli scarafaggi». Non è ancora un partito politico nel senso tradizionale e non risulta strutturato per partecipare alle elezioni: il suo fondatore, Abhijeet Dipke, lo ha descritto soprattutto come un gruppo di pressione capace di produrre un costo politico per chi ignora le richieste delle nuove generazioni.
Tutto è cominciato il 15 maggio, durante un’udienza della Corte suprema indiana. Il presidente della Corte, Surya Kant, parlando di alcuni giovani disoccupati nel settore legale che diventano attivisti o commentatori sui social e «attaccano il sistema», li paragonò a scarafaggi e parassiti. Il giorno dopo Kant disse di essere stato citato in maniera scorretta e sostenne che le sue critiche fossero rivolte soltanto a persone entrate nelle professioni attraverso lauree false.
La precisazione non fermò la reazione. Dipke, trentenne indiano che studia pubbliche relazioni alla Boston University, pubblicò sui social una domanda: «E se tutti gli scarafaggi si unissero?». Nel giro di ventiquattr’ore creò un nome, un simbolo e un modulo per aderire al nuovo partito. La provocazione raccolse rapidamente centinaia di migliaia di iscrizioni e trasformò un insulto in un’identità collettiva: se le istituzioni consideravano i giovani disoccupati degli scarafaggi, loro avrebbero dimostrato di poter diventare uno sciame.
A rendere il movimento qualcosa di più di una battuta è stato soprattutto lo scandalo del NEET-UG, il grande test nazionale per entrare nelle facoltà di medicina, sostenuto quest’anno da circa due milioni di candidati. A maggio le autorità hanno aperto un’indagine sulla diffusione anticipata di alcune domande. La polizia federale indiana ha poi arrestato un insegnante accusato di avere avuto accesso al test e di aver dettato domande e risposte a un gruppo di studenti prima dell’esame.
Per molti giovani indiani il caso non è isolato. Le fughe di domande, gli esami annullati, la competizione estrema per accedere alle università e ai posti pubblici e la difficoltà di trovare un lavoro qualificato sono diventati parti dello stesso problema. Il Cockroach Janta Party chiede le dimissioni del ministro dell’Istruzione Dharmendra Pradhan, risarcimenti per le famiglie degli studenti morti durante la crisi e una riforma del sistema degli esami.
Dopo gli scontri di lunedì, alcuni rappresentanti del movimento sono stati ricevuti dal ministro della Sanità J.P. Nadda, che ha promesso di sottoporre le loro richieste al governo. Non significa che il «partito degli scarafaggi» stia per diventare una forza elettorale o che riuscirà a mantenere la mobilitazione nel tempo. Significa però che una provocazione nata sui social è riuscita in due mesi a portare migliaia di persone davanti al Parlamento e a costringere un ministro del governo Modi a incontrarne i rappresentanti.
La sua forza, almeno per ora, è proprio l’ambiguità. È contemporaneamente un meme, un movimento di protesta e un possibile embrione politico. Il nome ironico permette di raccogliere sotto lo stesso simbolo studenti arrabbiati per gli esami, laureati senza lavoro e giovani che non si sentono rappresentati dai partiti esistenti. Gli scarafaggi non hanno ancora un programma completo né una struttura consolidata. Ma sono ormai abbastanza numerosi da non poter essere trattati soltanto come uno scherzo.



