Nella storia di Jason Arday, a un certo punto, è comparsa una testa di maiale. Arday raccontò che era stata lasciata davanti alla casa dei genitori, a sud di Londra, per intimidirlo. Disse anche che la polizia aveva indagato, interrogando i macellai della zona fino a trovarne uno che quella mattina aveva venduto un maiale intero.
Funzionava benissimo: una cattedra ce l'hanno in tanti, una testa di maiale davanti a casa ce l'hanno in pochi.
Il primo agosto il Guardian andò a controllare. I macellai interpellati dissero di non ricordare visite della polizia; la Metropolitan Police rispose che il racconto dell'indagine era categoricamente errato e che non risultava alcuna indagine del genere. La testa di maiale può essere esistita davvero. Quello che sappiamo è più piccolo: un dettaglio così grosso è entrato nella biografia pubblica di un uomo molto famoso e ci è rimasto per anni, senza che nessuno lo controllasse.
Del resto la biografia di Jason Arday sembrava fatta apposta per essere raccontata. Bambino autistico, secondo il suo racconto senza linguaggio verbale fino agli undici anni e incapace di leggere e scrivere fino ai diciotto; poi gli studi, il dottorato, una carriera rapidissima e nel 2023 Cambridge, dove a 37 anni diventò il più giovane professore nero nella storia dell'università. Cambridge stessa presentò la nomina come «l'ultimo capitolo di una carriera accademica straordinaria» e mise quella biografia al centro del proprio comunicato, collegandola esplicitamente al problema della scarsa rappresentanza delle minoranze nell'università.
Non sappiamo quanto quella storia abbia pesato nella scelta di assumerlo. Sappiamo che, una volta assunto, Cambridge la usò anche per raccontare se stessa. Era una storia perfetta per Arday, per i giornali e per un'università che voleva mostrare che qualcosa stava cambiando.
Poi ci sono le carte, che sono una faccenda diversa.
Le sovrapposizioni tra la tesi di dottorato di Arday e quella pubblicata nel 2009 da Paula Zwozdiak-Myers esistono e sono documentate. Retraction Watch ha inoltre ricostruito modifiche molto più sostanziali apportate a un suo articolo del 2018: citazioni cambiate o eliminate, passaggi metodologici riscritti, correzioni pubblicate senza che il notice spiegasse fino in fondo che cosa era stato modificato.
Ma anche qui la storia semplice si rompe. Liverpool John Moores University, che gli aveva assegnato il PhD, aveva esaminato le accuse senza confermare il plagio, parlando di errori «honest and reasonable»; il 17 agosto ha ribadito che il suo dottorato resta valido. Cambridge, che inizialmente aveva richiamato proprio quelle verifiche per difenderlo, il 5 agosto annunciò invece nuove indagini dopo aver ricevuto nuove informazioni sulle sue qualifiche e sui suoi incarichi accademici.
Più che un grande insabbiamento, somiglia a qualcosa di più ordinario. Ogni istituzione aveva controllato il pezzo che riteneva di propria competenza. Cambridge nel 2023 aveva persino risposto a chi sollevava dubbi su un articolo di Arday che, essendo stato pubblicato prima del suo arrivo, non spettava a Cambridge indagarlo. La tesi spettava a Liverpool. Gli articoli alle riviste. Le qualifiche alle università che le avevano conferite. Un sistema pieno di controlli, nel quale nessuno aveva necessariamente il compito di guardare tutto. E dove i controlli c'erano stati, erano rimasti illeggibili: nel dicembre 2023 Social Sciences corresse l'articolo del 2018 aggiungendo le citazioni che mancavano, e nel 2024 Educational Philosophy and Theory fece lo stesso per le sovrapposizioni con uno studio dell'epidemiologo Anjum Memon. Due correzioni pubbliche e datate, in archivi che nessuno apre.
Il calendario della storia, invece, lo hanno tenuto i giornali. Times Higher Education aveva l'inchiesta pronta nel settembre 2025: l'aveva scritta Jack Grove, che ad Arday aveva mandato le contestazioni per dargli modo di rispondere e aveva messo insieme un dossier di prove sulle somiglianze della tesi — 63 pagine, poi 97 — consegnato a Liverpool John Moores e a Cambridge. La replica arrivò da Carter-Ruck, lo studio legale specializzato in diffamazione: una lettera al giornale. L'articolo non uscì, e per dieci mesi non uscì niente. Nel frattempo Grove venne segnalato alla Metropolitan Police per molestie: il 3 febbraio un agente lo chiamò per dirgli che la pratica era già chiusa e per chiedergli di non contattare più Arday, perché ne soffriva la salute mentale; la Met ha poi riconosciuto che quella condotta rischiava di ostacolare il giornalismo legittimo. Il 3 agosto, a cose fatte, il direttore Chris Havergal ha scritto che la responsabilità di quelle scelte è sua soltanto.
Le accuse riemersero altrove. Il 24 luglio arrivarono sulla stampa nazionale: primo il Telegraph, alle 13.46, con «Cambridge's diversity poster boy in plagiarism row», poi il Times sei ore dopo, lo stesso giorno in cui pubblicava la propria analisi della tesi. Il primo agosto il Guardian passò dalla produzione scientifica alla biografia, il 5 agosto Cambridge annunciò una nuova indagine. Quella sera Arday si dimise.
A quel punto la storia cambiò genere.
Un conteggio di NewsCord, un osservatorio che misura la copertura della stampa britannica, arriva a 188 articoli in nove giorni, tra le dimissioni e la morte, su quindici testate. Il numero da solo non dimostra un linciaggio: dentro ci sono anche cronache normali e testate che mantennero un tono sobrio. Ma insieme alle notizie arrivarono i soprannomi — «diversity poster boy» sul Telegraph, «Professor Plagiarism» sul Daily Mail — e gli articoli di scherno, le indagini sulla sua infanzia e sui compagni di scuola, sulle maratone, sul calcio, sul libro, e il 6 agosto un titolo del Times secondo cui la lettera di dimissioni era stata scritta dall'intelligenza artificiale, sulla base di un software che dichiara di riconoscerla. La storia edificante si era rovesciata in farsa e ogni nuovo dettaglio produceva un nuovo episodio.
Il 14 agosto Jason Arday è stato trovato morto nella sua casa di Battersea. Aveva 41 anni. La polizia considera la morte inattesa ma non sospetta e ha trasmesso il caso al coroner. Al momento non sappiamo come sia morto. La famiglia parla di più di tre anni di abusi, da quando accettò la cattedra a Cambridge, e di una campagna di notizie false che «è stata troppo per Jason».
Ed è qui che la storia cambia genere un'altra volta.
Quella nomina era già diventata una battaglia politica prima della sua morte. Per una parte della destra Arday era la prova di ciò che succede quando le politiche di inclusione sostituiscono il merito; per molti dei suoi difensori il modo in cui era stato scelto come bersaglio dimostrava invece quanto fosse fragile la posizione di un accademico nero dentro un'istituzione d'élite. Alcune accuse erano documentate, e la fragilità di quella posizione resta un problema reale; la campagna contro di lui aveva evidenti implicazioni razziali, e le somiglianze testuali restano quelle che sono. È un'ambiguità che una guerra culturale non sa sopportare.
I ritratti del 2023 li ho riletti questa settimana: funzionano ancora benissimo. Hanno un protagonista, degli ostacoli, un riscatto e una morale. Anche quelli delle ultime settimane funzionavano benissimo: stessi dettagli memorabili, stessi aggettivi assoluti, solo che il prodigio era diventato un impostore.
Adesso se ne stanno scrivendo altri.
È cambiato di nuovo il finale. Il meccanismo è rimasto identico.
L2 — Lanre Bakare, «Playbooks, plagiarism and a pig's head: new claims surrounding Cambridge professor Jason Arday», The Guardian, 1 agosto 2026. theguardian.com
L2 — The Guardian, «Cambridge announces investigation into professor accused of plagiarism», 5 agosto 2026. theguardian.com
L2 — Retraction Watch, «News outlet killed story on plagiarism allegations after Cambridge prof hired law firm», 27 luglio 2026: confronti testuali, correzioni all'articolo del 2018, vicenda Times Higher Education e Carter-Ruck. retractionwatch.com
L1 — Chris Havergal, «Editor's note: the Jason Arday case and Times Higher Education», 3 agosto 2026. timeshighereducation.com
L1 — Jack Grove, «I was reported to police over the Jason Arday case. I was just doing my job», Times Higher Education: le mail ad Arday, la telefonata della Met del 3 febbraio, i dossier da 63 e 97 pagine. timeshighereducation.com
L1 — University of Cambridge, «Statement to media», 2 agosto 2026. cam.ac.uk
L1 — Liverpool John Moores University, «LJMU statement: Professor Jason Arday», 14 agosto 2026, aggiornata il 17 con il messaggio del rettore. ljmu.ac.uk
L1 — Correzione a Arday 2018, Social Sciences, dicembre 2023 (MDPI). mdpi.com
L1 — Correzione in Educational Philosophy and Theory, 2024 (Taylor & Francis). tandfonline.com
L3 — NewsCord, «The Jason Arday pile-on»: 188 articoli in nove giorni su quindici testate, 249 in ventidue giorni; metodologia dichiarata, cronologia dal 24 luglio. newscord.org
L2 — CNN, 15 agosto 2026: la dichiarazione della famiglia («sustained abuse», «campaign of misinformation»). cnn.com



