Il Governo ha deciso che due programmi privati per la costruzione di data center sono di «preminente interesse strategico nazionale». Il primo è “Equinix per l’Italia”, che secondo il Ministero delle Imprese e del Made in Italy prevede sette nuovi centri tra Settimo Milanese e Cusago. Il secondo è il “Cavour Hyperscale Campus”, la riconversione dell’ex centrale Galileo Ferraris di Trino, in provincia di Vercelli.
La decisione non autorizza definitivamente le opere e non apre i cantieri. Consente però di avviare la procedura accelerata prevista dall’articolo 13 del decreto-legge 104 del 2023 per i programmi superiori a un miliardo di euro. Il prossimo passaggio sarà la nomina di un commissario straordinario per ciascun progetto, seguita dalla conferenza di servizi per il rilascio dell’autorizzazione unica.
Il ministero attribuisce ai due programmi un valore complessivo di circa 8 miliardi di euro. Per ora è una cifra annunciata dal Governo: nelle fonti pubbliche consultate non è accompagnata da contratti finanziari o piani di spesa dettagliati.
Secondo il MIMIT, “Equinix per l’Italia” vale 4 miliardi nel periodo 2026-2033. Comprende strutture destinate sia alla colocation — spazio, energia e connettività affittati a più operatori — sia a data center hyperscale, pensati per le grandi piattaforme globali e per i carichi di lavoro legati all’intelligenza artificiale.
Il ministero sostiene che l’intero fabbisogno energetico sarà coperto da fonti rinnovabili attraverso un accordo già sottoscritto, ma non ne indica la controparte, la durata o le condizioni. Il 2 luglio Equinix e A2A hanno inoltre annunciato una partnership per recuperare dal campus di Settimo Milanese circa 225 gigawattora di calore ogni anno, prodotti da impianti con una potenza installata complessiva di 72 megawatt.
Anche il campus di Trino viene valutato dal MIMIT circa 4 miliardi. Il progetto prevede una potenza compresa tra 300 e 400 megawatt. La conferenza di servizi entro il 2026, l’autorizzazione unica entro il 2027 e l’entrata in funzione del primo lotto entro il 2028 sono però obiettivi, non risultati acquisiti. Lo stesso vale per le stime occupazionali.
Il comunicato ministeriale non identifica il promotore finale del Cavour Hyperscale Campus. In precedenti servizi della Rai, Techbau è indicata come la società che dovrebbe realizzare il progetto e acquistare l’ex centrale. Non basta, tuttavia, per ricostruire con precisione proprietà, finanziatori e futuri clienti del campus.
Il punto non sono soltanto le dimensioni dei progetti, ma la loro dichiarata strategicità.
Il 3 giugno 2026 il MIMIT e la Regione Lombardia avevano già aperto un tavolo tecnico per stabilire quali data center dovessero essere considerati strategici e, se necessario, commissariati. Un documento della Farnesina pubblicato a luglio mostra inoltre che la procedura dell’articolo 13 era già stata deliberata o risultava in corso per altri programmi. Nel complesso, il portafoglio dei progetti di data center accompagnati dall’amministrazione nel 2026 supera i 30 miliardi di euro.
Roma sta quindi trattando la capacità di calcolo come un’infrastruttura industriale e la sua localizzazione come una materia di regia pubblica. Ma dichiarare strategici i data center non significa automaticamente controllare ciò che avviene al loro interno.
Nelle fonti pubbliche consultate non compaiono quote di capacità riservate allo Stato, alla ricerca o alle imprese italiane. Non sono indicati i clienti cui saranno destinati i nuovi impianti. Nel caso di Trino, non sono ancora ricostruibili neppure il promotore finale e l’intera catena societaria.
Il Governo parla di sovranità digitale e della trasformazione dell’Italia in un hub europeo dell’economia digitale. È un obiettivo politico, non una conseguenza automatica della presenza fisica dei server.
Un data center costruito in Italia non dice, da solo, chi gestirà i servizi, quale giurisdizione regolerà i contratti e chi potrà utilizzare la capacità installata. L’infrastruttura può generare investimenti, occupazione e ricadute sul territorio. Può anche funzionare come un’enclave ad altissima potenza, ben collegata alle reti globali ma capace di distribuire altrove gran parte del valore prodotto. Oggi è un rischio da misurare, non un esito dimostrato.
La decisione di Palazzo Chigi è dunque una scelta di politica industriale, non una semplice accelerazione edilizia. Riguarda anche i carichi di intelligenza artificiale che Equinix promette di ospitare.
Il valore pubblico dell’operazione si misurerà nelle autorizzazioni, nei contratti energetici, nella filiera locale e nell’accesso effettivo alla capacità. Quando si parla di sovranità digitale, la domanda concreta rimane una: chi tiene le chiavi del calcolo?



