Il sindaco di New York Zohran Mamdani ha chiesto al governo degli Stati Uniti di arrestare il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu, destinatario dal novembre del 2024 di un mandato della Corte penale internazionale.
In un video pubblicato martedì, Mamdani ha detto che la sua amministrazione ha esaminato «ogni strada disponibile» per capire se la polizia di New York potesse fermare Netanyahu nel caso di una sua visita in città.
La conclusione dei legali municipali è stata che il comune non dispone dell’autorità indipendente necessaria per eseguire il mandato. «Il governo federale, invece, ce l’ha», ha sostenuto Mamdani, chiedendo agli Stati Uniti di aderire alla Corte e di dare seguito al provvedimento. Ha aggiunto che Netanyahu «non è il benvenuto» a New York.
Il sindaco ha definito Netanyahu un criminale di guerra e «l’architetto di un terribile genocidio contro il popolo palestinese». Quest’ultima è una valutazione politica di Mamdani, non l’accusa contenuta nel mandato della Corte penale internazionale.
La CPI sostiene che esistano ragionevoli motivi per ritenere Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant responsabili del crimine di guerra di aver usato la fame come metodo di guerra e dei crimini contro l’umanità di omicidio, persecuzione e altri atti inumani. Netanyahu è inoltre accusato, in qualità di superiore civile, di avere responsabilità per attacchi intenzionalmente diretti contro la popolazione civile. Le accuse riguardano il periodo compreso tra l’8 ottobre 2023 e il 20 maggio 2024.
Netanyahu e il governo israeliano respingono le accuse, contestano la giurisdizione della Corte e la descrivono come un organismo politico e ostile a Israele. Né Israele né gli Stati Uniti aderiscono allo Statuto di Roma, il trattato su cui si fonda la CPI. Per questo Washington non ha lo stesso obbligo degli Stati membri di eseguire i suoi mandati di arresto. La Corte, inoltre, non possiede una propria polizia e dipende dalla collaborazione dei governi nazionali.
La posizione di Mamdani è arrivata dopo giorni di discussione sui poteri effettivi del sindaco. La settimana scorsa aveva detto di essere in contatto con il dipartimento legale della città per verificare se Netanyahu potesse essere arrestato qualora arrivasse a New York per l’Assemblea generale delle Nazioni Unite, prevista a settembre.
Donald Trump aveva risposto lunedì assicurando che Netanyahu «non verrà arrestato, in alcun modo o circostanza» mentre si troverà negli Stati Uniti.
Anche l’ambasciatore israeliano alle Nazioni Unite Danny Danon ha attaccato Mamdani, accusandolo di diffondere la propaganda di Hamas e di occuparsi di politica estera invece che dei problemi di New York.
Il video segna quindi un parziale arretramento rispetto all’ipotesi di un arresto eseguito direttamente dalla polizia cittadina, ma non rispetto alla posizione politica del sindaco. Mamdani ha riconosciuto che New York non può agire autonomamente e ha spostato la responsabilità su Washington, sapendo però che l’amministrazione Trump ha già escluso qualsiasi intervento contro Netanyahu.



