L’Eurovision ha deciso le regole di una questione che finora decideva caso per caso: vincere il concorso non basta necessariamente per ospitarlo l’anno dopo.
Le nuove regole, approvate dopo l’edizione 2026 di Vienna, prevedono che un Paese vincitore possa essere escluso dall’organizzazione se è coinvolto in un conflitto armato o se la situazione geopolitica nella sua regione mette a rischio sicurezza e stabilità. In quel caso, l’European Broadcasting Union potrà commissionare una valutazione indipendente e affidare l’evento a un’altra emittente.
Il precedente più chiaro è l’Ucraina: nel 2022 Kalush Orchestra vinse l’Eurovision, ma l’invasione russa rese impossibile organizzare l’edizione successiva a Kyiv. Fu la BBC a ospitarla a Liverpool, lavorando con la tv pubblica ucraina per mantenere visibile la presenza del Paese vincitore.
La nuova norma arriva però soprattutto dopo due anni in cui Israele è rimasto in gara nonostante le proteste per la guerra a Gaza. Cinque emittenti, fra cui quelle di Spagna e Irlanda, hanno annunciato il boicottaggio dopo il fallito tentativo di sospenderlo. Israele è arrivato secondo sia nel 2025 sia nel 2026: l’ipotesi di un concorso a Tel Aviv o Gerusalemme ha reso esplicite le preoccupazioni di alcune televisioni partecipanti.
La regola non cita Israele, e vale anche per l’Ucraina. Ma dice una cosa precisa: l’Eurovision può continuare a far gareggiare un Paese in guerra senza impegnarsi a portare lì, l’anno dopo, migliaia di delegazioni, artisti e pubblico.



