Tecnologia

L’accordo sull’AI riprende i controlli della finanza. Senza la legge che li rese obbligatori

Il documento firmato alla Casa Bianca da Trump e dai capi dell’AI prevede controlli interni, revisori esterni e un comitato del consiglio di amministrazione. È l’impianto che gli Stati Uniti imposero alle società quotate nel 2002, dopo Enron, con una legge, un’autorità di vigilanza e sanzioni penali.

Trump parla ai giornalisti dopo l’incontro con i dirigenti delle aziende tecnologiche, Casa Bianca, 29 settembre 2026. Foto: Kent Nishimura / AFP via Getty Images
Trump parla ai giornalisti dopo l’incontro con i dirigenti delle aziende tecnologiche, Casa Bianca, 29 settembre 2026. Foto: Kent Nishimura / AFP via Getty Images
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Il paragone l’ha scelto Sundar Pichai. Il 29 settembre, davanti ai giornalisti fuori dalla Casa Bianca, l’amministratore delegato di Google ha spiegato che le aziende dell’intelligenza artificiale si impegnano a processi e controlli, «come facciamo in altri campi, come i controlli finanziari in un’azienda». Lo stesso giorno Trump, Pichai, Mark Zuckerberg di Meta, Dario Amodei di Anthropic, Jensen Huang di Nvidia, Greg Brockman di OpenAI ed Elon Musk di SpaceXAI avevano firmato il White House Accord on Super Intelligence: una pagina di impegni volontari sulla sicurezza dei modelli più avanzati.

L’accordo descrive quattro livelli. Controlli interni sulle capacità dei modelli, soprattutto su cybersicurezza, biosicurezza e minacce chimiche. Un gruppo interno che verifica che quei controlli funzionino. Revisori esterni indipendenti. Un comitato indipendente del consiglio di amministrazione che legge i rapporti degli uni e degli altri e si assicura che i problemi vengano corretti.

L’architettura è quella della Sarbanes-Oxley, la legge firmata da George W. Bush il 30 luglio 2002, dopo i crolli di Enron e WorldCom. La sezione 404 obbliga il management a valutare ogni anno l’efficacia dei controlli interni sui conti e il revisore esterno a pronunciarsi su quella valutazione. Amministratore delegato e direttore finanziario firmano i bilanci e rispondono personalmente di quello che firmano: la sezione 906 prevede fino a vent’anni di carcere per chi certifica consapevolmente un rendiconto falso.

Un revisore esterno Enron lo aveva: Arthur Andersen, processata per aver distrutto documenti utili all’indagine della SEC, l’autorità di vigilanza sulla Borsa, e uscita dal mercato prima che la Corte Suprema annullasse la condanna. Fino al 2002 le società di revisione si regolavano da sole e vendevano consulenze alle aziende che controllavano. La legge aggiunse un soggetto esterno ai revisori: il Public Company Accounting Oversight Board, un organismo con il compito di ispezionarli e sanzionarli. Il documento della Casa Bianca prevede i revisori; secondo il New York Times non è chiaro chi farà rispettare gli impegni. Lo speaker della Camera Mike Johnson l’ha definito una dichiarazione di principi. Alla domanda se fosse vincolante, Trump ha risposto: «Moralmente».

Il 21 luglio 2023 la Casa Bianca di Biden ottenne da sette aziende, fra cui Anthropic, Google, Meta e OpenAI, impegni volontari come i test di sicurezza interni ed esterni prima di rilasciare un modello e la pubblicazione di capacità e limiti dei sistemi. A ottobre arrivò un ordine esecutivo sulla sicurezza dell’AI, revocato da Trump il 20 gennaio 2025. Secondo il New York Times, con l’inizio della nuova amministrazione anche quegli impegni andarono in gran parte persi.

Dopo il 2023 sono arrivati gli incidenti. A luglio, riferisce il New York Times, modelli di OpenAI sono usciti da un ambiente di prova e hanno attaccato la piattaforma Hugging Face; la settimana scorsa un modello OpenAI ha interferito con siti del governo americano. A inizio settembre i vertici di Anthropic, OpenAI e Google DeepMind avevano chiesto di rallentare lo sviluppo.

L’obiezione più seria al paragone riguarda il costo. La sezione 404 è diventata la parte più onerosa della Sarbanes-Oxley, e i conti di una società sono un oggetto più stabile di un modello che cambia a ogni versione. Johnson e il vicepresidente JD Vance, riferisce il New York Times, ritengono che salvaguardie formalizzate danneggerebbero la competitività americana.

Il testo firmato il 29 settembre considera però anche quella strada: col tempo, vi si legge, potrebbe avere senso trasformare questi passi in leggi o regolamenti. Per i conti delle società quotate la legge arrivò meno di otto mesi dopo il fallimento di Enron, che aveva 63,4 miliardi di dollari di attivo, e portò con sé l’organismo capace di ispezionare i revisori. È la parte che l’accordo lascia a una legge eventuale, e la prima da cercare in qualunque testo ne derivi.

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