La British Transport Police, la polizia delle ferrovie britanniche, ha portato il riconoscimento facciale in tempo reale in sette grandi stazioni di Londra tra febbraio e luglio. In 18 uscite di poche ore le telecamere hanno inquadrato più di mezzo milione di volti, secondo le stime della polizia. Il sistema ha dato un solo allarme: il 24 febbraio, a King's Cross, ha segnalato una persona che non era fra quelle cercate. Nessuna segnalazione ha portato a un arresto.
Il costo si è saputo il 29 settembre: 320.786 sterline fra noleggio delle attrezzature e personale, e quasi cento ore di lavoro degli agenti. Lo riporta un documento che Liberty Investigates ha ottenuto con una richiesta di accesso agli atti e ha raccontato insieme al Guardian. Liberty Investigates è la redazione investigativa di Liberty, un'associazione per i diritti civili contraria alla sorveglianza di Stato. I risultati, invece, li pubblica la polizia stessa, in un registro sul proprio sito.
Il sistema confronta i volti con una lista di persone ricercate o sottoposte a condizioni decise da un tribunale. La lista è passata da 381 nomi nella prima uscita a 546 nell'ultima, a luglio. Secondo la polizia, il sistema identifica soltanto le persone in lista e cancella subito i dati biometrici di tutti gli altri, mentre le riprese video restano in archivio 31 giorni. La British Transport Police aggiunge che durante le uscite gli agenti hanno arrestato persone per aggressione, furto, porto di un'arma e reati contro l'ordine pubblico. Tiene quegli arresti fuori dai risultati del sistema perché non sono nati da un allarme.
Ad agosto la prova è stata prolungata fino a novembre e portata nella metropolitana, a cominciare dalla stazione di Victoria. Transport for London, l'ente dei trasporti pubblici della città, l'ha sostenuta come uno strumento contro le violenze sessuali e le molestie, che colpiscono più spesso donne e ragazze. Da allora le telecamere hanno riconosciuto correttamente tre persone, secondo la British Transport Police. Erano sottoposte a ordini per la prevenzione dei reati sessuali o ad altre condizioni del tribunale, e tutte e tre risultavano in regola.
In Italia, dal 30 settembre, un decreto legislativo disciplina l’uso da parte delle forze di polizia del riconoscimento facciale in tempo reale nei luoghi pubblici o aperti al pubblico. Possono farlo per cercare persone specifiche, come indiziati di reati gravi, latitanti o persone scomparse. Ogni uso riguarda un'area delimitata, dura al massimo quindici giorni rinnovabili e richiede l'autorizzazione di un magistrato, che nei casi urgenti può arrivare dopo l'avvio. Il decreto rinvia a norme ministeriali sui requisiti tecnici e sulle modalità di utilizzo.



