La Casa Bianca ha aperto una sala giochi sul proprio sito. Ha lanciato cinque titoli che traducono l’agenda di Donald Trump in compiti da eseguire sulla tastiera. In Rio Run bisogna catturare migranti lungo il Rio Grande, con una meccanica che riprende Snake, il serpente dei vecchi telefoni Nokia. Accanto al punteggio compare «DEPORTED», deportati. Per chi riconosce quel gioco, il governo propone un ritorno al passato con una modifica piuttosto impegnativa: ciò che si raccoglie sono persone.
Nel catalogo iniziale c’era anche Build the Wall, una variante di Tetris in cui si impilavano pezzi per costruire il muro al confine. L’invito era a proteggerlo dall’«orda in arrivo», come riportava Associated Press. Quel gioco è già stato rimosso; Rio Run resta nel catalogo. La nostalgia della Casa Bianca ha avuto il tempo di produrre un oggetto da rimpiangere, benché in questo caso sia difficile invocare la lontananza degli anni.
Il richiamo ai vecchi giochi era esplicito anche nella presentazione. Nel video di lancio descritto da AP, il logo Sega diventava «MAGA», la sigla di Make America Great Again. Per chi ci è cresciuto, riconoscere quella scritta può riportare a un’attesa piacevole: sta per cominciare qualcosa con cui divertirsi. Il passato promesso dallo slogan politico incontra così un passato molto meno controverso, quello di un gioco amato. Si può avere un bel ricordo di Snake senza aver mai desiderato un’America diversa da quella presente; qui le due cose vengono offerte insieme.
La somiglianza permette di capire la richiesta prima di averne discusso il senso. In Rio Run, la caccia ai migranti occupa il posto di un compito già familiare. Una decisione politica, sulla quale fuori dallo schermo si può dissentire, diventa l’obiettivo della partita. Il giocatore conserva naturalmente la propria opinione; per fare punti deve eseguire quella degli autori. È questa piccola subordinazione, limitata al tempo del gioco, a rendere il ricordo utile alla comunicazione del governo.
Si può obiettare che prendere sul serio una sciocchezza del genere significhi collaborare alla sua pubblicità. Un adulto sa distinguere una partita da una politica migratoria, e può perfino giocare per vedere quanto sia grottesca. Gli riconoscerei volentieri questa libertà. La critica diventa più precisa se rinuncia a descriverlo come una vittima inconsapevole: riguarda la scelta della Casa Bianca di offrire persone da catturare come occasione di divertimento. La capacità di un cittadino di non farsi convincere lascia intatta la responsabilità di chi ha preparato l’invito.
Il divertimento, del resto, è rivendicato. In una dichiarazione ad AFP riportata da Euronews, la Casa Bianca presentava l’Arcade come espressione di una cultura della vittoria e dello svago, da contrapporre alla visione dei democratici. Il governo ha quindi scelto anche da quale parte debba stare il piacere. A chi contesta la rappresentazione dei migranti resta il ruolo poco attraente di guastare la festa. Si può accettare quel ruolo senza diventare nemici dei videogiochi: è il soggetto della battuta a meritare una discussione.
Build the Wall ha incontrato intanto un dissenso diverso. La Tetris Company ha negato il proprio coinvolgimento e richiamato la tutela del copyright; l’8 settembre Forbes segnalava la scomparsa del gioco, precisando che la ragione della rimozione non era stata chiarita. Nel catalogo attuale restano quattro titoli, compreso Rio Run. Si può ancora tornare alla meccanica del vecchio serpente. La Casa Bianca ha scelto chi mettere sulla sua strada e accanto al punteggio ha scritto che cosa conta come un successo.



