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Me²: un incontro con il bambino che eri

Un prototipo di realtà estesa costruisce il nostro doppio infantile da una fotografia. Chi lo prova gli parla, poi riceve il conforto appena offerto.

Me²: un incontro con il bambino che eri
Illustrazione KANSEI
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Un adulto indossa un visore, guarda un bambino e gli parla per consolarlo. La mano, intanto, tocca un braccio stampato in 3D e rivestito di silicone. È parte di Me², il prototipo descritto da Roxane Laetitia Frund e colleghi negli atti di CHI 2026, conferenza sull’interazione fra persone e computer. Il volto del bambino è generato a partire da una fotografia d’infanzia del partecipante. Dopo avergli parlato, l’adulto prende il suo posto.

Nel visore cambia la prospettiva. Davanti compare la registrazione di chi ha appena offerto conforto: il partecipante vede se stesso adulto e riceve le proprie parole. Una persona che assiste all’esperimento riproduce sul suo corpo il contatto registrato.

Me to the Power of Two — presentazione del progetto pubblicata da DIZH il 24 agosto 2026. Video: ANSICH, 2′16″.

La replica infantile nasce da una sola fotografia, combinata con filmati di due attori bambini di otto e undici anni. L’intelligenza artificiale genera una testa riconoscibile e permette di modulare le espressioni. Il risultato è un video personalizzato, un deepfake. I movimenti appartengono a una ripresa fatta per l’esperimento, mentre il volto rimanda all’album di famiglia. In quella somiglianza viene da cercare una persona intera, con tutto quello che ricorda; il dispositivo mette insieme materiali di tempi diversi.

La replica infantile visualizzata sul monitor. Fotogramma da Me to the Power of Two, DIZH, 24 agosto 2026. Video: ANSICH.
La replica infantile visualizzata sul monitor. Fotogramma da Me to the Power of Two, DIZH, 24 agosto 2026. Video: ANSICH.

L’obiettivo dei ricercatori è studiare l’auto-compassione, la capacità di rivolgersi sostegno quando si soffre. Già nel 2014 il gruppo di Caroline Falconer aveva sperimentato il passaggio dal consolare un bambino virtuale al ricevere il proprio conforto dal suo punto di vista. Me² aggiunge la somiglianza autobiografica. Quel volto può rendere meno astratta la domanda su come ci si rivolge alla persona che si è stati. La nostalgia, qui, prende la forma di qualcosa che si vorrebbe dirle.

Il progetto è stato modificato ascoltando sei psicoterapeute: cinque trovavano innaturale parlare al manichino usato inizialmente. Nella versione finale si guarda direttamente la replica. Otto volontari sani l’hanno provata; nei questionari successivi sono aumentati i punteggi di auto-compassione e di emozioni positive rispetto a prima. Il campione è piccolo e manca un gruppo di controllo. Gli autori escludono conclusioni sull’efficacia clinica: il passaggio da questo incontro a una terapia rimane da verificare.

Un gesto di contatto sulla spalla mostrato nella presentazione del progetto. Fotogramma da Me to the Power of Two, DIZH, 24 agosto 2026. Video: ANSICH.
Un gesto di contatto sulla spalla mostrato nella presentazione del progetto. Fotogramma da Me to the Power of Two, DIZH, 24 agosto 2026. Video: ANSICH.

A maggio 2026, un lavoro preliminare dello stesso gruppo ha isolato una parte dell’esperienza. In un esperimento con ventiquattro persone, limitato al momento di offrire conforto, ciascuno ha incontrato sia la propria replica infantile sia quella di un bambino sconosciuto. Il confronto non ha rilevato differenze significative nell’auto-compassione fra le due condizioni; il campione piccolo lascia aperta la possibilità di differenze più sottili. Riconoscersi era associato a maggiore vicinanza emotiva, insieme a emozioni negative più intense rispetto al volto estraneo. Il lavoro è ancora senza revisione tra pari e studia una procedura priva dello scambio di prospettiva di Me².

Quanto del desiderio di incontrare il bambino che eravamo dipende dalla fedeltà della sua faccia? Di fronte alla replica somigliante, i partecipanti hanno riferito sentimenti diversi; quanto serva al conforto resta aperto. Nel protocollo completo, intanto, le parole arrivano dall’adulto di oggi. Quando il punto di vista si rovescia, è la sua voce registrata a tornare verso di lui, accompagnata dalla mano di una persona presente nella stanza.

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