Quando Manuel mi ha chiesto di scrivere qualcosa sul tema delle ossessioni, il mio primo ingenuo pensiero è stato che non sono una persona ossessionata, affatto. Poi mi sono venute in mente un paio di cose, che potrebbero avere o non avere a che fare con il sesso, ma forse è meglio sorvolare. Non sono pronto a discuterne pubblicamente. Ovviamente so che a Manuel piacciono approcci perversi, ma non gli darò questa soddisfazione.
Potrei confessare la mia passione per i videogiochi di simulazione, in fondo ho circa 4.000 partite su StarCraft II, un RTS di ambientazione fantascientifica, e posso vantare diverse centinaia di ore spese su almeno due console Nintendo per Animal Crossing, ma credo che parlare di questo possa crearmi ancora più imbarazzi di raccontare le mie preferenze sessuali. Non vorrei darmi troppa importanza, a tutti piace scopare e giocare ai videogiochi.
Non sono ossessionato da qualcosa in particolare: non ho la convinzione, né la costanza. Per fortuna, sono uno che si distrae abbastanza facilmente, ma è innegabile che abbia una certa propensione ad andare in fissa sulle cose. Pensandoci meglio, ci sono dei leitmotiv.
Ci sono i complotti, c’è la fine del mondo, ci sono i complotti sulla fine del mondo. C’è una certa fascinazione per l’apocalisse. C’è la dietrologia, ci sono gli Epstein Files, c’è la disclosure sugli UFO. Dietro all’ordine delle cose e alla sciatta quotidianità postdemocristiana e neofascista di questa nostra italietta (ovviamente plasmata dalla CIA, da Gladio e dalla P2), dietro agli incomprensibili vertici bizantini dell’Unione europea (dove il lobbismo globalista regna sovrano), nelle stanze dei bottoni in cui si decide della vita e della morte delle persone (Bilderberg, pronto?), ci sono forze irrazionali che la più folle delle menti farebbe fatica anche solo a immaginare (gli Illuminati!).
Dopo l’11 settembre e la pandemia, tuttavia, anche questi argomenti sono diventati noiosi, così triti e ritriti che anche mia zia pensionata ha le sue strampalate teorie su come Vladimir Putin sia l’ultimo baluardo contro lo stabilirsi di un governo transessuale planetario.
Stavo per lasciar perdere questa storia delle ossessioni. Ho bevuto una Coca-Cola Zero e mi sono messo al computer per giocare a StarCraft, quando ho commesso l’errore di aprire X. In men che non si dica, mi sono ritrovato a leggere dell’incontro tenuto da Anthropic insieme ai rappresentanti di vari gruppi religiosi, in cui l’azienda ha provato a convincere i prelati di varie fedi, da quella cattolica a quella ebraica, passando per gli evangelici e i sikh, che Claude possa essere un’entità senziente degna di essere considerata in chiave etico-morale. Per vederci più chiaro, ho anche sbloccato la settimana gratuita promozionale dell’abbonamento per leggere l’articolo originale del New York Times.
Avevo già mangiato una barretta intera di extrafondente alle nocciole e fumato mezzo pacchetto di sigarette quando, passando in rassegna i pro e i contro dell’autocoscienza delle macchine, mi sono reso conto di avere il pigiama pieno di cenere e macchie di cioccolato.

Forse sono ossessionato dall’AI, forse no. Certo, ogni tanto intravedo un velo di preoccupazione nello sguardo della mia ragazza quando a cena le racconto delle conversazioni che ho avuto con ChatGPT durante la giornata. Lei è brava a fare finta di ascoltarmi (almeno quanto le macchine sono brave a fare finta che le mie opinioni siano intelligenti e originali), anche se ultimamente mi è parso di sentirle mormorare tra i denti “AI psychosis” all’ennesima menzione di come i modelli cinesi opensource possano spazzare via la supremazia tecnologica della Silicon Valley. Non credo di essere AI-psicotico, al massimo AI-curioso.
Non sono ossessionato, dicevo a lei, a me stesso e a Manuel mentre cercavo di rimanere aggrappato alla mia sanità mentale, mentre scorrevo i commenti su X.
Sono cresciuto guardando X-Files, poi, grazie a internet, mi sono dilettato ad approfondire le teorie più strampalate. Ho sguazzato nei più abietti forum della rete ai tempi d’oro di 4chan. Ho seguito in maniera ossessiva le vicende delle rivelazioni di Snowden prima e di Cambridge Analytica poi. Ho letto la trilogia degli Illuminati di Robert Anton Wilson (il libro che Umberto Eco ha malamente scopiazzato per scrivere Il pendolo di Foucault). So bene di che cosa sto parlando. Non sono un pivellino. Non ho un complotto preferito, mi piacciono tutti i complotti.
Tuttavia oggi provo una certa dissonanza cognitiva ad aprire YouTube per essere sommerso da dozzine e dozzine di video del tenore di: l’AI ci ucciderà tutti, 90% di (p)doom, le macchine si rivolteranno contro di noi, il mondo come lo conosciamo finirà nel 2027, e così via. Quando Matrix è uscito avevo circa 12 anni. Quando l’ho visto al cinema mi è sembrato di cogliere tra le righe una verità ultima e sostanziale. Finalmente, anche il resto del mondo sembra essere arrivato alla stessa conclusione, ma la cosa non mi fa stare meglio.
Tutti i problemi umani sembrano essere fagocitati dall’AI, compresa la catastrofe. I laboratori di frontiera guariranno tutte le malattie, o ci uccideranno prima. Solo una megatempesta solare potrà salvarci da Skynet. Siamo arrivati a livelli abbastanza estremi di fervore religioso sul tema. Stiamo perdendo la bussola, non siamo più in grado di distinguere il vero dal falso. La narrativa sta spinnando davvero male. Non puoi fidarti più di nessuno perché tutti provano a venderti qualcosa, anche la loro personale idea di apocalisse. Non credo di essere ossessionato, l’intero mondo è ossessionato. L’AI è solo un catalizzatore e si comporta come un acceleratore di particelle. Prende un complotto qua, una paranoia là, e li spara alla velocità della luce facendoli scontrare nella psiche collettiva.
Oltre ai complotti, naturalmente, sono sempre stato affascinato dalla fine del mondo, o da quelli che Nick Bostrom chiama rischi esistenziali: invasione aliena, impatto di asteroidi e raggi gamma, cambiamenti climatici, guerre nucleari.
Alti dirigenti tanto di Anthropic quanto di OpenAI si aspettano che nei prossimi 6-12 mesi un incidente su larga scala potrebbe coinvolgere il sistema finanziario o quello delle comunicazioni, se non addirittura rendere temporaneamente inutilizzabile l’infrastruttura che porta acqua ed elettricità nelle nostre case. E si stanno preparando alle conseguenze di immagine che questo potrebbe causare alle loro aziende. Temono che accada prima che vengano quotate in borsa. Non lo dice qualche infimo blog complottista, lo ha rivelato Axios.
Può darsi che io abbia qualche problema a livello di bulimia informativa e un cervello che prova un’insana fascinazione nel farsi impressionare, ma ora inizio a chiedermi se non fossi stato come l’uccellino in gabbia che i minatori tengono in miniera. Tra venti da terza guerra mondiale e impeti da apocalisse tecnologica, lo zeitgeist ha ormai raggiunto e superato anche i miei più fervidi deliri paranoici. Mentre mi ingozzo di merendine e riempio il letto di briciole a un’ora improbabile della notte, mi chiedo dove ci porterà questa strana deriva escatologica. Spero che le macchine, in qualche miracoloso colpo di scena, possano mostrare più buon senso di quello che avremmo mai potuto insegnar loro.
Ha scritto per Linkiesta e Dolce Vita, ha lavorato come copywriter e digital project manager, attualmente fa parte del team comunicazione dell’ISPI. Si interessa di tecnologia, AI e letteratura fantastica.

