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Milano, l’ossessione di negare la realtà

A Milano la casa e la sicurezza sono problemi, ma basta parlarne perché diventino «percezioni». Intanto, tra una piazza tattica e una classifica di Monocle, è tutto un palinsesto culturale.

Milano, l’ossessione di negare la realtà
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Oggi si usa molto parlare di pensieri intrusivi, pensieri che coprono una vasta area che va dal chiedersi, una volta usciti di casa, se si è chiuso il gas, passa per Garlasco e finisce col chiedersi quante calorie abbiano certi farmaci con la paura di morire nel sonno, grassi.

A Milano, infatti, se ripeti per tre volte allo specchio “i pensieri non sono fatti” ti apparirà Beppe Sala e ti dirà che la tua è solo percezione.

Ogni giorno che Dio manda in terra in quella landa desolata che sono i social degli assessori milanesi c’è una nuova piazza tattica da inaugurare, una presentazione alla Cascina Cuccagna a cui andare, una serata alla Balera dell’Ortica da non perdere, un sasso da benedire, una classifica di Forbes da postare, un selfie con i bambini dell’asilo in centro da pubblicare.

A Milano è tutto un “palinsesto culturale”: aperitivo al Bar Basso? Palinsesto culturale. Inaugurazione della bocciofila? Palinsesto culturale. Aumento della piccola criminalità? Palinsesto culturale.

Una sera di qualche tempo fa, Beppe Sala, che evidentemente ha anche lui dei pensieri intrusivi che non lo fanno dormire, pubblicò con grande entusiasmo una classifica mondiale dove Milano era al dodicesimo posto per qualità della vita.

Ammazza, dico io, vedi che era percezione la mia, vedi che le vele ombreggianti ci hanno fatto diventare la Finlandia, poi guardo meglio ed era la classifica dei corrispondenti di Monocle, cosa che suona esattamente come il pezzo su via Eustachi su Lucy sulla Cultura.

Intanto, mentre gli assessori sono ossessionati da una realtà che è importante più per loro che per me, i milanesi aspettano di ossessionarsi in vista delle prossime elezioni.

L’ossessione è una variabile, forse l’unica, capace di veicolare in maniera efficace le pulsioni di morte ed elettorali dei cittadini verso un risultato vantaggioso per chi quell’ossessione la fomenta.

Ed è così che la finestra di Overton da cui vorremmo tutti buttarci si è allargata fino a includere idee finora ritenute inaccettabili, tipo votare un candidato di destra.

In mezzo a una miriade di diversivi – cani, biciclette, bambini, bun, roll, babka, pane a dodici euro al chilo – a Milano due sono le fissazioni principali: la casa e la sicurezza.

L’ossessione funziona solo se ha un principio di realtà: certo che la casa è un problema, e certo che la sicurezza è un problema, se non lo fossero pregherei il prossimo sindaco di stabilire un cordone sanitario all’altezza della circonvallazione esterna e fare di Milano un manicomio verticale.

La cosa meno efficace che si può fare è quella di negare il principio di realtà dell’ossessione, perché proprio non funziona dire che nessuno ti obbliga a vivere a Milano quando a Milano ci vivi e lavori da sempre, o che quello sulla 90 non era un furto, ma un prestito.

La negazione della realtà è il tratto di personalità principale degli ultimi decenni, pare che viviamo di allucinazioni, soprattutto a Milano.

Esiste il fatto che una volta si poteva prendere casa in periferia perché costava meno, poi però la periferia l’hanno abolita coi vari NoLo, SouPra, NaPa, col risultato che non si può più vivere da nessuna parte, c’è pure gente che crede che CityLife sia in centro, per farvi capire il livello di dissociazione dalla realtà.

Esiste anche il fatto che a Milano pure uscire di giorno porta i suoi problemi, così ci sono quelli che vogliono i droni, l’esercito, i ghisa con licenza di uccidere, mentre altri ti dicono che bisogna costruire non so che patto sociale, fare prevenzione a scuola, fare il congedo paritario obbligatorio, cosa che pare risolva il novantanove per cento dei problemi della gente.

Una donna gira la manopola del gas mentre un telefono mostra aperitivi e mostre milanesi.
Illustrazione KANSEI

La mia speranza per il futuro è che si torni ad avere ossessioni di natura fisica e non parafilie morali di ogni genere: il gas rimasto acceso si può sempre spegnere, il palinsesto culturale no.

Collabora come editorialista presso Linkiesta e La Stampa. Ha un marito, un figlio, e un lavoro vero come autrice televisiva. Ha scritto un libro, "Lo dico da madre", edito da Linkiesta Books, e non ha intenzione di scriverne altri.

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