A Los Angeles Jag Gonzalez, 28 anni, ha trovato un robot delle consegne a faccia in giù sul marciapiede e lo ha rimesso sulle ruote. Tre ore dopo lo ha rivisto a un altro incrocio, mentre un passante lo prendeva a calci. Prima dell'ultimo calcio l'uomo si è chinato verso i suoi occhi di LED e gli ha detto «fai schifo». La scena apre l'inchiesta di Madaleine Rubin sul New York Times dedicata ai robot che portano sushi e pizza nelle città americane.
Secondo Dan Ives, analista della banca d'investimento Yorkville Ives, negli Stati Uniti consegnano circa 5.000 robot, quasi sempre senza incidenti. Lavorano con DoorDash, Uber Eats e altre piattaforme in almeno dieci aree metropolitane. Per ora rendono poco: Serve Robotics, quotata in borsa, l'anno scorso ha incassato 2,7 milioni di dollari e ne ha persi più di cento.
Nell'ultimo anno, scrive il Times, una folla di Los Angeles ne ha circondato uno e lo ha preso a pugni, e a Miami un uomo ha provato a buttarne un altro da un ponte. A Sacramento tre uomini si sono filmati mentre ne rovesciavano uno. Il video ha fatto quasi 2,5 milioni di visualizzazioni con la didascalia «Proteggere il mondo dall'AI».
A Philadelphia i robot di Avride per Uber Eats sono arrivati a marzo. A fine mese uno è stato ribaltato a calci all'angolo fra Juniper e Locust Street, e la polizia ha fatto sapere che non avrebbe indagato. Avride ha detto a Fox News che la curiosità per i robot nuovi è «una fase nota e prevista» e che quei pochi casi di vandalismo non hanno cambiato i suoi piani di espansione.
Nella stessa città, nel 2015, fu distrutto hitchBOT, un robot costruito da ricercatori canadesi per arrivare in autostop dal Massachusetts a San Francisco. Era in viaggio da circa due settimane. Ad aprile l'Inquirer, il quotidiano di Philadelphia, lo ha ricordato. hitchBOT era un esperimento sociale. Un robot delle consegne sostituisce un fattorino, gira con le telecamere accese e appartiene ad aziende finanziate da Nvidia, Uber e Sam Altman, il capo di OpenAI.
Eunisses Hernandez, consigliera comunale di Los Angeles, ha detto al Times che per molti i robot sono la cosa più vicina all'AI che si possa raggiungere fuori da internet. «La gente si sente lasciata indietro», ha aggiunto. Lindsay Ouellette, psicologa di Philadelphia che studia i rapporti fra persone e robot, aggiunge la caccia alle visualizzazioni. In un suo sondaggio fra studenti universitari, uno su cinque ha detto che per 100 dollari prenderebbe in considerazione di colpirne uno.
Colpirli costa poco. Un robot aggredito non può chiamare nessuno, gli arresti sono pochi e la polizia di Philadelphia dice che senza denunce non sa niente. Le aziende rispondono che i casi sono rari. Ali Kashani, amministratore delegato di Serve, ha detto a Business Insider che su 10.000 consegne recenti 11 non sono state completate, cadute e interferenze comprese.
Le città intanto discutono se tenerli. A Chicago i residenti del First Ward hanno votato per fermare i robot prima che arrivino in altre strade, a Glendale il sindaco ha proposto una pausa. A Sheffield, in Inghilterra, Starship ha chiuso in estate la prova con Uber Eats cominciata a marzo. Qualcuno aveva scritto sui robot «off our street», via dalla nostra strada, con la vernice nera, e piegato l'asta della bandierina. L'azienda dice che il vandalismo non ha pesato e che la prova era arrivata alla sua fine naturale.

In Italia non risultano robot delle consegne al lavoro per strada, solo sperimentazioni. A Milano nel luglio 2022 è partita la sperimentazione di Yape, del gruppo e-Novia, a Cascina Merlata, con una «deroga temporanea alle norme vigenti» e il limite di 6 chilometri orari. A Torino il Comune ha programmato fra il 2024 e il 2026 prove di piccoli robot su marciapiedi e piste ciclabili. Se un robot così comparisse in una via italiana, al Comune andrebbero chieste due cose: chi ha firmato la deroga e chi guarda le immagini delle sue telecamere.