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Prima dei social era tutto più bello, dice Instagram

Una scena etichettata «Contenuti IA», una cartella riconosciuta nei commenti, ragazzi artificiali che rimpiangono la vita senza schermi. Come un passato costruito diventa un ricordo da condividere.

Prima dei social era tutto più bello, dice Instagram
Illustrazione KANSEI
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«Life before social media», è scritto sotto immagini di ragazzi all’aperto, una radiocassetta sull’asfalto, il tempo apparentemente libero da notifiche. La frase arriva su Instagram, insieme al pulsante per condividerla. Puoi riconoscere il paradosso e volerlo mandare lo stesso.

In un altro post, pubblicato da un altro account 80nostalgiadei90 per la ripresa della scuola, una bambina e un bambino salgono i gradini tenendosi per mano. Hanno le cartelle sulle spalle. Sotto il nome dell’account compare «Contenuti IA»; nei commenti una persona scrive «La mia cartella di poochie!!», un’altra riconosce quella di He-Man.

L’etichetta segnala l'uso dell’intelligenza artificiale, anche se dice poco su quali parti dell’immagine siano state costruite o modificate. Leggere quella scritta e riconoscere una cartella possono dunque essere due azioni perfettamente compatibili.

La nostalgia interamente generata ha però già trovato una voce. Nell’agosto 2025 Matthew Gault e Jason Koebler descrivevano su 404 Media, testata che segue le culture digitali, video nei quali ragazzi artificiali degli anni Ottanta si rivolgevano al pubblico del 2025. Dicevano che da loro Instagram mancava e si giocava fuori. I personaggi di un passato costruito con software facevano lezione al presente sulla bellezza della vita senza schermi. La trovata mi piace per la sua sfacciataggine: per dire che era tutto più vero, si inventa perfino chi lo ricorda.

L’account lolita offre il ricordo a una fascia di età precisa. Una sua slide si rivolge a chi è nato fra il 1992 e il 1999: promette che ha avuto la versione più rara dell’infanzia e premette «study says», lo dice uno studio, senza nominarlo. Prima ancora di mostrare un’esperienza precisa, consegna al lettore un’appartenenza speciale. Hai quella data di nascita? Allora la frase parla di te. Può funzionare anche se il computer mostrato è diverso da quello che avevi.

Eppure, una cartella in un’immagine può ricordarti quella che portavi davvero. Il problema arriva quando quella somiglianza viene usata per dimostrare che un’intera epoca fosse migliore: l’immagine contiene gli oggetti scelti da chi l’ha composta, mentre una vita comprendeva anche tutto ciò che restava fuori dall’inquadratura.

Nel post della scuola la didascalia augura buon anno ai ragazzi di oggi. Sotto, chi commenta torna alla propria cartella. La scena può essere stata ricostruita, ma non importa a nessuno di cosa è reale e cosa no, perché quelle immagini parlano di noi. Ah, quant'era bella la vita prima che ce ne guardassimo pezzetti di continuo sui social.

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