Economia

Perché gli attacchi ucraini alle raffinerie russe pesano sul prezzo del gasolio in America

A luglio la Russia, che esportava molto gasolio, ne ha vietato la vendita all'estero dopo gli attacchi alle sue raffinerie, quando il mercato ne aveva già meno per la guerra in Iran. Secondo l'AIE, l'allentamento del divieto, annunciato da Mosca dopo l'accordo con Trump, difficilmente cambierà molto il mercato mondiale, perché in Russia mancano raffinerie in funzione.

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Donald Trump vuole che l'Ucraina smetta di colpire le raffinerie russe. Il 10 ottobre ha spiegato così la richiesta ai giornalisti: «Abbiamo detto: potete fare quello che volete alla Russia, non colpite le raffinerie, perché quello è un problema mondiale». Poi ha aggiunto che «il problema è causato dalla mancanza di raffinerie per il gasolio».

Una raffineria trasforma il petrolio greggio in carburanti, come la benzina e il gasolio. Secondo l'Agenzia internazionale dell'energia (AIE), citata dall'agenzia Reuters, nei primi otto mesi del 2026 i droni ucraini hanno colpito con successo una raffineria russa ogni tre giorni. Kyiv, scrive Al Jazeera riprendendo AFP e Reuters, colpisce l'energia russa per ridurre gli attacchi aerei e indebolire l'economia di guerra di Mosca.

Quando le raffinerie si fermano, in Russia resta meno gasolio. A luglio Mosca ne ha vietato l'esportazione, perché dopo gli attacchi faticava a coprire la domanda interna. Secondo Kpler, una società che traccia i carichi delle petroliere, a gennaio la Russia esportava via mare circa 706.000 barili di gasolio al giorno, ad agosto 47.000, a settembre quasi niente.

Il gasolio russo è venuto a mancare su un mercato che ne aveva già meno. La guerra di Stati Uniti e Israele contro l'Iran, cominciata il 28 febbraio, ha ostacolato il traffico nello stretto di Hormuz, da cui prima della guerra passava un quinto del petrolio mondiale. Secondo l'AIE, che ogni mese pubblica un rapporto sul petrolio, le interruzioni nella raffinazione russa e il quasi blocco delle esportazioni di carburanti, dopo l'aumento degli attacchi ucraini, si sono sommati alle perdite del Golfo. A settembre Medio Oriente e Russia insieme hanno esportato 820.000 barili di gasolio al giorno al netto delle importazioni: oltre il 60% in meno di un anno prima, calcola l'AIE.

Negli Stati Uniti, secondo l'associazione degli automobilisti AAA, il 14 ottobre un gallone di gasolio (3,785 litri) costava in media 6,30 dollari, circa 1,66 dollari al litro; un anno prima 3,66. La benzina è salita meno, da 3,08 a 4,33 dollari al gallone.

Secondo un funzionario americano citato dal sito di notizie Axios, gli Stati Uniti avevano chiesto a Kyiv una mezza dozzina di volte di fermare gli attacchi alle raffinerie, perché contribuivano ai prezzi alti della benzina in America. Il 9 ottobre Trump ha annunciato sui social un accordo con il presidente russo Vladimir Putin, concluso in una telefonata: più di 300.000 tonnellate di gasolio subito e altre 500.000 a novembre. Il vicepremier russo Aleksandr Novak ha detto che Mosca comincia a togliere in anticipo i limiti all'esportazione del gasolio.

Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha risposto l'11 ottobre alla rete americana ABC: se i russi vogliono che l'Ucraina lasci stare il loro gasolio e le loro raffinerie, Trump dica loro di non attaccare le infrastrutture energetiche ucraine. In cambio, ha detto, «smetteremo di colpire il vostro gasolio». Lo stesso giorno Trump ha annunciato su Truth Social una «tregua energetica» con effetto immediato. Kyiv non era stata avvisata: una fonte della presidenza ucraina ha detto ad ABC di averlo saputo dai social, e il giorno dopo Zelensky ha detto: «L'abbiamo saputo dai media».

Il Cremlino non ha confermato la tregua: il portavoce Dmitrij Peskov ha detto che «i contatti sono in corso». Il 13 ottobre Zelensky ha detto che da due giorni l'Ucraina non colpisce impianti energetici russi, mentre la Russia continua a colpire quelli ucraini; Trump non ha voluto accusare Mosca di aver rotto la tregua. Nella notte seguente, secondo Zelensky, la Russia ha lanciato 39 missili balistici e più di 120 droni contro impianti energetici a Kyiv, nella sua regione e a Kharkiv, lasciando senza corrente almeno 600.000 persone. Nel rapporto del 14 ottobre l'AIE ritiene improbabile che l'allentamento dei limiti russi cambi di molto il mercato mondiale del gasolio. Le esportazioni russe, spiega, sono frenate dalla mancanza di raffinerie in funzione.

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