La camicia ha macchie verdi e rosa, bottoni e una fantasia difficile da ignorare. L’artista berlinese Simon Weckert l’ha chiamata Digital Camouflage e ha progettato il tessuto per disturbare i programmi che individuano le persone nelle immagini. Il motivo decorativo serve a far sbagliare il software proprio mentre la telecamera continua a riprendere chi lo indossa.
Nelle dimostrazioni del progetto viene usato YOLO, un sistema aperto che assegna categorie agli oggetti di una foto o di un video e li delimita con riquadri. La stampa cerca di interferire con questo passaggio: una figura umana può restare fuori dalla categoria «persona». La ricerca sui tessuti capaci di ingannare questi rilevatori precede la camicia di Weckert. Uno degli studi che l’artista cita, presentato nel 2022 alla conferenza di visione artificiale CVPR, ha sperimentato motivi stampati su abiti veri.

Weckert collega il lavoro alla sorveglianza di Kottbusser Tor, a Berlino, dove ad agosto è stato annunciato un progetto pilota con telecamere assistite dall’AI. L’amministrazione ha spiegato che il sistema deve individuare situazioni di pericolo attraverso i movimenti, escludendo il riconoscimento facciale. L’artista contesta l’analisi automatica dei comportamenti nello spazio pubblico.
Digital Camouflage resta una dimostrazione circoscritta. Weckert precisa che il progetto non documenta l’efficacia della camicia contro uno specifico sistema governativo. Cambiare software o condizioni di ripresa può cambiare il risultato.
Una prova la racconta Jason Koebler, giornalista della testata tecnologica 404 Media. Davanti alla telecamera, il programma lo segnala con un riquadro verde e la parola «PERSON». Gli basta tenere la camicia davanti al corpo perché entrambi scompaiano. Quando la sposta, tornano. Nel video, Koebler è sempre lì.



