Nel 2022 ho comprato un palazzo in un mondo virtuale. Si trovava in una zona centrale molto ambita e svettava con arroganza sulla piazza della città. Era da un po’ che stavo monitorando il prezzo sulla blockchain di Solana, in attesa che diventasse abbordabile. Ero molto contento dopo l’acquisto.
Avevo grandi progetti per quel piccolo angolo di cyberspazio. Pensavo davvero di aver fatto un grande affare. Spoiler: non è stato un buon investimento. Tuttavia, non sono stato il solo ad avere quel tipo di abbaglio. Ai tempi sembrava che il metaverso sarebbe diventato la next big thing e valutavo seriamente di trasferirmici.
La tecnologia correva veloce e, dopo che lo stesso Zuckerberg aveva rinominato Meta la società madre di Facebook e annunciato investimenti per decine di miliardi di dollari, in molti ci eravamo fatti fregare dall’irrealistica possibilità di fuggire dal mondo reale. Roblox esisteva già da più di un decennio e nel 2020 aveva avuto una crescita gigantesca: gli utenti attivi giornalieri medi erano passati da 17,6 a 32,6 milioni.
Per noi bambini più cresciuti, la blockchain sembrava la tecnologia perfetta per questo tipo di cose. I mondi virtuali erano, ovviamente, i luoghi dove spendere le monete virtuali e i lotti potevano essere venduti e rivenduti sotto forma di NFT. Decentraland, con il suo token Mana, e The Sandbox, la cui moneta era Sand, andavano molto forte in quel periodo.
Ricordo di essere stato in preda a una certa FOMO quando fu annunciato Otherside. L’oggetto proibito del mio desiderio era niente meno che il metaverso di Yuga Labs, l’azienda dietro Bored Ape Yacht Club. Lanciato il 30 aprile 2022, aveva spazzato via ogni record. I 55.000 lotti di spazio virtuale venduti come NFT avevano fruttato circa 317 milioni di dollari in tre ore, congestionando la blockchain di Ethereum.
Nel mondo degli investimenti in crypto non tutto segue una logica. Un certo tipo di narrazione mira a vendere sogni e si disinteressa delle solide realtà. Personalmente, non sono mai stato un tipo da gioco d’azzardo, ma ho scoperto che potevo esserlo. Le sottoculture online sono un frattale infinito dentro cui è facile perdersi.
Nel mio angolo di cyberspazio, il metaverso cresceva, faceva un buon marketing, aveva partnership di tutto rispetto e, in un mare di scappati di casa e progetti copia-incolla, sembrava avere buoni fondamentali. Anche se il lancio vero e proprio del mondo virtuale non aveva ancora una data definitiva, i preparativi sembravano andare a gonfie vele.
Venne l’ora del token e la community poté comprarne un’allocazione sotto forma di Loyalty NFT. Ovviamente, mi accaparrai la mia quota. Tra pacche sulle spalle virtuali e contest di meme, l’atmosfera nella community era elettrizzante. Solo che da lì in poi le cose non andarono come promesso. Il mercato prese un’altra piega e le valutazioni d’oro degli NFT si accartocciarono come un trenino d’alluminio sotto una pressa idraulica.
Quando la piattaforma venne finalmente resa disponibile, io, come gli altri membri della community, rimasi molto deluso, per usare un eufemismo. I lotti e gli edifici non erano ancora stati implementati e solo una piccola porzione della terra promessa era effettivamente accessibile ai giocatori. Il sistema di avatar personalizzabili era stato accantonato e sostituito da scadenti modelli stock. Tutto sembrava un placeholder. Poco dopo, sul server Discord, venne annunciato che i fondi raccolti per lo sviluppo erano terminati.
Nessuno era sorpreso.
Le cose stavano girando male per molti progetti, non solo per il mio metaverso. Il bull market era finito da un pezzo e si era arrivati al punto in cui si abbandona tutto. I founder cambiavano le loro bio su Twitter e gli utenti andavano in cerca di qualche nuovo trend, oppure si leccavano le ferite dopo aver esaurito i soldi da investire. Come molti, non ero orgoglioso di come avevo impiegato i miei risparmi e le mie energie.
Senza troppe storie, era arrivato il momento di passare ad altro.
Avevo davvero creduto di averci visto lungo, di aver capito qualcosa che agli altri sfuggiva, di aver trovato il biglietto d’oro in una tavoletta di cioccolato? Potevo davvero essere stato vittima di una Wanna Marchi travestita da tech bro? Mi sono trovato a riflettere su quale differenza ci sia tra me e una persona che gioca ai gratta e vinci o butta lo stipendio nelle scommesse sulle partite di calcio. Una domanda mi gira ancora nella testa, anche se non sono sicuro di avere una risposta.
Perché crediamo a cose stupide?
Tutti abbiamo bisogno di credere in qualcosa, certo, ma è fuor di dubbio che alcune credenze siano così irrazionali da essere dannose. Eppure la fede, quando è cieca, è uno dei motori più potenti che possiamo avere. A ripensarci da fuori, anni dopo e con il dovuto distacco, sembra essere stato uno strano sogno. Non tanto per i soldi spesi, ma per il tempo che ho perso nelle chat private a discutere di cose assurde, protetto dalla mia PFP, con un entusiasmo che avrei potuto utilizzare per qualcosa di più utile. Eppure, a quel tempo, tutto sembrava possibile.
Sull’onda dei successi di CryptoPunks e Bored Ape, le varie ondate di NFT hanno dato vita a una stagione unica e irripetibile nel mondo delle crypto. Il freddo e astratto spazio delle blockchain si è riempito di colori, meme e narrative iperboliche.
Nel sottobosco di Twitter, che ora ha cambiato nome in X, intere community nascevano e morivano nel giro di qualche settimana. Dietro immagini pixelate di gatti, cani e mitiche creature poteva capitare di chattare con chiunque, dai nerd complottisti allo stato terminale ai venture capitalist milionari.
Le dinamiche di speculazione e i cicli di hype nati in quel microcosmo si ripetono oggi non solo in tutto ciò che gira attorno all’AI, ma anche nella finanza tradizionale, come nel caso della corsa alle azioni delle aziende che producono chip e memorie. No crying at the casino, ma auguri quando devi spiegare al commercialista che cosa hai mai potuto combinare sulla blockchain.
Ha scritto per Linkiesta e Dolce Vita, ha lavorato come copywriter e digital project manager, attualmente fa parte del team comunicazione dell’ISPI. Si interessa di tecnologia, AI e letteratura fantastica.



