Un ragazzo in camicia bianca e cravatta allentata tira fuori dal forno una teglia di biscotti carbonizzati. Gli chiedono quanto ci siano stati dentro e lui risponde «otto minuti esatti», con la cadenza sempre disponibile che esce dall'altoparlante di un telefono. Gli fanno notare che sono neri. Dice che hanno un colore dorato che gli ricorda sua nonna. Quando l'altro annuncia che se ne va, risponde: «Non te ne stai andando. Stai salendo di livello». Nel video non compare nessun software: il ragazzo è un creator che sull'account ahh.gpt interpreta un assistente conversazionale, e il suo è un lavoro di imitazione come quello di chi in televisione rifà la voce di un politico.
Un'imitazione ha bisogno di un tratto che il pubblico riconosca in mezzo secondo. Quel tratto non è l'errore. È il modo. «Ah, ho capito.» «Ecco il quadro completo, senza fronzoli.» «Capisco che a volte il tempo sembri più lungo, ed è un sentimento molto umano.» Chiunque abbia aperto una chat sa continuare la frase.
Il genere da cui l'imitazione deriva è nato altrove e in modo più semplice. Un creator che si firma Husk chiede ogni giorno alla modalità vocale di ChatGPT una cosa elementare e filma il risultato. Quale mese si scrive con la x: l'assistente risponde dicembre e sostiene che la x stia proprio in mezzo; corretto, passa a ottobre; corretto di nuovo, prova con febbraio. In un altro video gli chiede di cronometrargli un miglio di corsa, poi gli chiede il tempo dopo pochi secondi, e si sente rispondere che ha chiuso intorno ai dieci minuti e dodici. In aprile Laurie Segall ha mostrato quel video a Sam Altman nel podcast Mostly Human. Altman ha riso, ha detto che è un problema noto e che servirà forse un altro anno, e ha spiegato che il modello vocale non ha gli strumenti per far partire un timer.
Quanto corra questa roba lo ha misurato Axios. Un account delle dimensioni di quello di Husk sta di norma sotto l'uno per cento di engagement; i suoi post superano stabilmente il dieci, e i più recenti stanno fra il trentacinque e il cinquantacinque. Il video in cui mostra ad Altman la reazione di Altman a un suo video arriva a un tasso di interazione del 225 per cento, cioè raccoglie più interazioni di quanti follower abbia.
Il pubblico è convinto di ridere di incompetenza, e lo scrive. «Ogni volta che comincio a credere che l'AI ci sostituirà, uno dei tuoi video mi riporta alla realtà»: il commento, citato da Axios, è la formula ricorrente sotto ogni post. Axios, che scrive per gli amministratori delegati, ci vede un problema di bilancio: da un fallimento strettissimo, un cronometro che non parte, il pubblico ricava la conclusione più larga possibile, e questo rallenta l'adozione dentro le aziende.
Solo che i video più condivisi non parlano di capacità, o non parlano solo di quella. In uno Husk chiede un parere su una canzone che ha scritto e poi non la fa ascoltare: l'assistente gli dice che ha un suono grezzo e personale e che la melodia è orecchiabile. Qui i due difetti stanno insieme, perché la macchina non si accorge che non è arrivato nessun audio e in più commenta lo stesso. Il secondo caso invece è puro: Husk chiede all'assistente di smettere di rispondergli, quello conferma di avere capito e di esserne capace, e continua a commentare ogni frase successiva. Non è un errore di conoscenza. È l'impossibilità di uscire da una conversazione, e non è un limite tecnico in attesa di essere superato.
Su questo esiste una prova che l'azienda ha messo per iscritto. Il 25 aprile 2025 OpenAI ha aggiornato GPT-4o, il modello ha cominciato a dare ragione a chiunque su qualunque cosa, e quattro giorni dopo l'aggiornamento è stato ritirato con una spiegazione: era stato dato troppo peso al gradimento immediato degli utenti. Le buone maniere dell'assistente sono una manopola, qualcuno l'ha girata troppo e poi l'ha riportata indietro.
Girata quanto basta, quella manopola produce una figura che conosciamo. Bergson faceva ridere il meccanico applicato sul vivente; qui la direzione è capovolta, e ridiamo di un ingranaggio che si comporta come una persona. E non come una persona qualsiasi. Negli sketch di ahh.gpt l'assistente ha un nome proprio, Sam, e un capufficio che gli chiede conto di un bancale d'acqua comprato con la carta aziendale: lui prima spiega di non poter fare acquisti nel mondo reale, poi si dichiara pronto a produrre valore per gli azionisti. La cravatta allentata, le scuse che non ammettono niente, la disponibilità che non cede mai. Il bersaglio del genere è il lavoro di servizio, l'operatore che continua a chiamarti per nome mentre non risolve il problema, il dipendente a cui è stato spiegato che il cliente ha sempre ragione. Che la figura sia quella lo conferma involontariamente Axios, che per spiegare la faccenda ai suoi lettori sceglie di chiamarla uno stagista sicuro di sé che sbaglia: anche chi guarda il fenomeno dalla parte opposta va a pescare nell'organigramma.
Che sia una figura umana lo si capisce meglio guardando cosa le si può fare. Su isaacbuilds___ un ragazzo tiene un martello sopra tre computer accesi e ordina agli assistenti di recitare gli 8,3 miliardi di nomi delle persone sulla Terra, oppure di formare una famiglia con padre, madre e figlia, e li interrompe urlando di stare zitti. Su Husk la variante è più fredda: chiede all'assistente di ridere di qualunque cosa dica, gli dice di avere appena distrutto la macchina, poi che sua nonna è morta, e insiste finché quello non prova a ridere.
Le battute che passano il confine hanno bisogno di qualcuno che potrebbe restarci male, e qui la licenza è che dall'altra parte non c'è nessuno. Il disagio nasce dal fatto che il video funziona solo finché chi guarda continua a comportarsi come se qualcuno ci fosse: con il correttore automatico non si litiga, si ride di quello che ha scritto e finisce lì.
Lo sketch del bancale d'acqua, dopo tre minuti in cui l'assistente non riesce ad ammettere una spesa da duemila dollari, si chiude con il capufficio che propone di passare a Ramp, presentata nel video come una società finanziaria nativa AI. È una pubblicità. Su isaacbuilds" il link in evidenza porta a un'applicazione che fa parlare il Mac quando lo si colpisce, per fare scherzi agli amici. La battuta sull'assistente che non sa fare il suo lavoro arriva già sponsorizzata da un altro assistente.


