Venerdì, sul prato davanti al Museum of Contemporary Art di Sydney, Ai Weiwei ha scoperto cinquecento elmetti da combattimento fusi in ghisa, disposti in dieci file su una piattaforma rialzata lunga quaranta metri, con un corridoio centrale che i visitatori possono attraversare.
Sono repliche di elmetti militari del Novecento, imbottitura interna compresa, e stanno in mezzo a una delle passeggiate più fotografate della città, con il porto alle spalle. L’installazione si intitola «Funghi» e resterà lì sette mesi, come commissione Neil Balnaves per il Tallawoladah Lawn.
Il titolo, spiega l’artista, tiene insieme tre cose: la crescita al buio, il fungo atomico e, in cinese, l’idea dei rinvii che non finiscono mai.
L’origine è del gennaio 2022, quando la Germania decise di mandare all’Ucraina elmetti invece di armi e fu criticata da mezza Europa. Ai Weiwei dice che l’opera non è una battuta politica.
Vive da sei anni in una fattoria isolata dell’Alentejo, in Portogallo, dentro la replica dello studio di Shanghai che le autorità cinesi gli demolirono. Al Guardian ha detto che il novanta per cento dell’arte è spazzatura e che quella vera mette in discussione l’ordine esistente.



