Cose vere, cose verosimili e cose a cui crediamo

nel mondo dell’arte contemporanea il valore simbolico non nasce solo dall’opera, ma dal linguaggio che la rende leggibile come ricerca, politica, cura, archivio, trauma, ecologia, decolonizzazione, comunità

Quattro anni di allarmi sull'intelligenza artificiale, e l'unico numero che non si lascia manipolare

Un ventenne che si fa chiamare Clavicular ha fatto della propria mandibola un'azienda.

Due retoriche parallele che producono annunci più velocemente di quanto la realtà produca eventi: Trump con l'accordo con l'Iran e l'Agi

Sulla fine di una collaborazione, sulla fragilità strutturale di chi crea per altri, e su cosa significa perdere un sogno per mano di chi non ne aveva uno.

La Cina mostra qualcosa che in Occidente fatichiamo ancora a pensare: il digitale non cancella strada, corpi e quartieri, ma convive con essi

Leggere i libri giusti, imparare i nomi, entrare nelle redazioni, frequentare festival e presentazioni: tutto poteva sembrare accesso al potere. Ci siamo sbagliati?

Accanto alla Gaza reale, fatta di guerra, assedio e distruzione, ne esiste un’altra: una Gaza algoritmica, costruita dai feed come luogo di identità, colpa e appartenenza morale.

Abbiamo dedicato il primo numero all'allucinazione perché è la parola con cui l'epoca accusa le macchine di un vizio che è, prima di tutto, nostro

L'America che credevamo di conoscere non c'è più, ma continuiamo a sentirla. Giancarlo Loquenzi sul dolore fantasma di un punto di riferimento amputato

I chatbot non ci amano, ma possono diventare presenze reali nella vita di chi li usa. Chi è responsabile quando un’infrastruttura tecnica diventa affettiva? Ne abbiamo parlato con Valentina Peri, curatrice di Artificial Intimacies