Se vuoi ritrovare il tuo passato devi aprire Instagram. Lì è pieno di pagine che ti ricordano il mondo da cui provieni: il Novecento. Per esempio sulla pagina 222store mi passa sotto gli occhi «Brivido» di Guè e Marracash, e sulla copertina del post c’è scritto: «Le generazioni di oggi non potranno mai capire il culto di “Brivido”».
«Mai» lo dico solo quando mi chiedono se do la mancia.
Nei commenti uno conferma la sentenza e allega il documento: «io del ’93».
Da quel momento ho letto i commenti come una dogana. C’è la fila, c’è lo sportello, e c’è uno che ti controlla l’anno di nascita prima di lasciarti dire se una cosa ti piace. Duemiladue? Può ascoltare. Può anche piangere sul ritornello, per carità. Commentare no.
Il guaio è che allo sportello, di mestiere, ci sto io. La premessa della critica culturale è che per capire un’opera bisogna sapere che cosa aveva intorno quando è uscita. Tradotta in italiano suona così: chi c’era capisce meglio.
Sulla stessa pagina, sotto un post dedicato a scarpini Adidas ispirati a Cars, il film Pixar, un lettore spiega che gli piacerebbe tenerli in casa. Guardandoli ritroverebbe i pomeriggi in cui vedeva il film da bambino.
Quel signore ha ragione. Ha capito che la scarpa lavora mentre lui la guarda e ha smesso di raccontarsi che gli serve per giocare a calcio. Proust ci ha messo un biscotto e qualche migliaio di pagine; a lui bastano una scarpa e una mensola. (Sulle scarpe, se siete feticisti, ha scritto meglio di me la mia collega Daria.)
Poi lo stesso entusiasmo torna allo sportello. «Chi dice che sono brutte o è più piccolino o non è cresciuto con il mito di Cars.»
Esistono solo queste due possibilità. Per qualche riga mi ero preparato la risposta cattiva. Me la stavo pure godendo. Poi ho riletto e ho visto uno che difende una cosa a cui tiene da un giudizio che sentiva già arrivare, e ho lasciato perdere.
Quel tizio ha ragione e torto insieme. Certo che esserci cresciuto conta. Puoi essere suo coetaneo, essere cresciuto con quel film e trovare quelle scarpe bruttissime. Sto parlando di me ora.
Due infanzie identiche producono due gusti diversi.
E adesso la parte antipatica, perché a questo punto tu stai annuendo. Quel tic ce l’hai anche tu, soltanto arredato meglio. Si chiama «bisogna aver visto Guerre stellari». Si chiama «come sarebbe non ti piace David Bowie?». Si chiama «Se non hai mai visto Mission Impossible perché dovrei parlarti?».
Io nel frattempo ho scritto quasi quattromila battute su due commenti sotto un post di scarpini, e mentre lo facevo spiegavo alla gente come si discute di un’opera. E mi rendo conto di non essere stato per nulla chiaro.
Chi ama quegli scarpini, intanto, ha in mano l’argomento buono e lo lascia lì. Gli ricordano Cars. Può dire quale dettaglio glielo ricorda, il colore o il numero sulla tomaia, e perché li vuole su una mensola invece che ai piedi. Il visitatore continuerà a trovarli orrendi.
Li guarderà per venti minuti mentre glielo spiega. Magari ascoltando Brivido.



