Cultura

A Roma tornano visibili gli dèi nudi coperti dalle religiose

Il cantiere di Villa Silvestri Rivaldi ricostruisce secoli di interventi sulle pareti. Restano aperte le attribuzioni di alcuni dipinti.

Illustrazione concettuale generata con AI / KANSEI
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Per secoli, nelle stanze di Villa Silvestri Rivaldi, le figure mitologiche sono rimaste sotto la calce. Oggi i restauratori stanno rimuovendo le coperture: nella Sala delle Divinità riappaiono dee con ampi drappeggi e corpi parzialmente scoperti. L’edificio è a pochi passi dal Colosseo.

Un reportage pubblicato il 28 settembre dal giornale d’arte The Art Newspaper racconta il lavoro dell’Istituto Centrale per il Restauro. Il giornale ricostruisce anche la ragione delle coperture: nel Seicento le religiose che gestivano il complesso giudicarono sconvenienti quei nudi pagani. La calce e le ridipinture li sottrassero alla vista e contribuirono a conservarli, come ricorda Rai Cultura nel suo approfondimento sulla villa.

La residenza era stata costruita a metà Cinquecento per Eurialo Silvestri, prelato della corte di papa Paolo III. Nel secolo successivo, grazie al lascito di Ascanio Rivaldi, fu destinata al Conservatorio delle Zitelle Mendicanti. Gli ambienti pensati per la rappresentanza di un uomo di corte dovettero adattarsi all’accoglienza e all’educazione di ragazze povere.

La riscoperta procede da anni. I primi saggi di pulitura citati nel reportage risalgono al periodo fra il 2002 e il 2006; nel dicembre 2024 la Regione Lazio ha acquistato il complesso. Il cantiere attuale coinvolge anche gli allievi della Scuola di Alta Formazione dell’Istituto. Fra le decorazioni recuperate ci sono scene di battaglia nella Sala degli Imperatori e gli episodi di Amore e Psiche: un intero programma figurativo da ricostruire, stanza per stanza.

Resta aperta la questione delle attribuzioni. Lo storico dell’arte Gianni Pittiglio indica a The Art Newspaper Prospero Fontana come probabile autore di alcuni dipinti, sulla base di disegni conservati alla British Library. Intanto dalle pareti sono riemersi anche graffiti novecenteschi, lasciati durante le occupazioni della villa.

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