Situational Awareness è un hedge fund di San Francisco fondato due anni fa da Leopold Aschenbrenner, che oggi ha ventiquattro anni: laurea alla Columbia a diciannove come primo del suo corso, un passaggio da FTX, la borsa di criptovalute di Sam Bankman-Fried poi fallita, e OpenAI, che lo ha licenziato accusandolo di aver fatto uscire informazioni riservate. Nel giugno 2024 ha pubblicato «Situational Awareness: The Decade Ahead», un saggio lunghissimo che fissava due date precise: intelligenza artificiale a livello umano nel 2027, superintelligenza nel 2030. Il fondo è nato dall’accoglienza che quel testo ha avuto nella Valley, e ne ha preso il nome.
La scommessa di Aschenbrenner stava in due mosse. Da una parte comprare chi fornisce l’impianto: i produttori di chip, chi costruisce e affitta i data center, chi vende la corrente. Fra le posizioni che il fondo si è poi ritrovato a svendere c’erano SK Hynix e CoreWeave. Dall’altra vendere allo scoperto le aziende di software tradizionale, quelle che un modello linguistico dovrebbe rendere superflue. È una delle scommesse più affollate di Wall Street degli ultimi due anni e ha una logica industriale seria, perché mentre nessuno sa quale modello vincerà, tutti hanno bisogno delle stesse schede e degli stessi megawatt.
Al culmine il fondo gestiva più di trenta miliardi di dollari, e per ogni dollaro dei suoi investitori ne aveva presi a prestito fino a quattro: una leva del quattrocento per cento, secondo CNBC. A giugno era salito di oltre il mille per cento dalla nascita, secondo il Wall Street Journal.
Poi a luglio i semiconduttori sono scesi. Le posizioni comprate hanno perso valore e nello stesso momento le azioni del software tradizionale, quelle vendute allo scoperto, sono salite. Le due gambe della scommessa si sono rotte insieme. Le banche hanno chiesto altro contante, il fondo non l’ha trovato, e ha venduto la maggior parte del portafoglio azionario a Citadel, l’hedge fund di Ken Griffin, con uno sconto di circa il dieci per cento, in un’operazione chiusa in ventiquattro ore. Luglio si è chiuso a meno sessantasette per cento. Citadel ha poi rivenduto oltre l’ottanta per cento di quel portafoglio in quasi cento blocchi per più di quattro miliardi, e il suo fondo di punta ha guadagnato il sei per cento.
Prestare agli hedge fund è diventato uno dei mestieri più redditizi di Wall Street, e finché i prezzi salgono nessuno misura quanto sia lunga la corda che ha dato. Quando il prezzo scende, chi ha prestato deve rientrare in fretta, e per rientrare in fretta costringe a vendere: è la stessa vendita forzata che fa scendere ancora il prezzo, anche per chi in quel fondo non aveva un centesimo. Qui si è fermata al portafoglio di uno solo, e a comprarlo c’era Citadel.
Il 24 agosto la Securities and Exchange Commission, l’autorità che vigila sui mercati finanziari americani, ha mandato un subpoena, cioè l’ordine di consegnare documenti, a Bank of America, Citi, Goldman Sachs e JPMorgan Chase. Le quattro banche finanziavano le operazioni di Situational Awareness, l’hedge fund che a luglio è quasi saltato. La SEC ha chiesto i tempi esatti di quelle operazioni e le comunicazioni fra il fondo e i suoi prestatori a proposito del denaro preso in prestito, e ha ordinato alle banche di conservare tutto il materiale. Il fondo non è accusato di nulla e l’istruttoria è al primo stadio.
C'è chi sostiene non sia successo nulla di così anomalo. Il fondo è sopravvissuto, cosa che a Long-Term Capital Management nel 1998 e ad Amaranth nel 2006 non era riuscita. Tiene ancora partecipazioni in società non quotate, fra cui Anthropic, il laboratorio che produce Claude, che secondo il New York Times punta a quotarsi con una valutazione che potrebbe arrivare a duemila miliardi di dollari. Aschenbrenner si è preso «la piena responsabilità», ha detto che il fondo continuerà a operare e che smetterà di indebitarsi con le banche, e a inizio agosto aveva già messo quattrocento milioni in una società privata. Due settimane dopo essere quasi saltato per aria.
Di una scommessa sull’intelligenza artificiale conviene chiedere due numeri: quanto denaro preso a prestito la regge, e chi glielo ha prestato. Stanno tutti e due in un documento pubblico.



