Il 15 luglio l’utente Cashyams ha pubblicato su X un breve video di rap melodico girato davanti a luci al neon e ha scritto di aver individuato un nuovo genere: la UK Poo. Il post ha superato 15 milioni di visualizzazioni. Nei giorni successivi, ribattezzatosi «Poofessor Yams», ha raccolto altri esempi e fissato le regole della categoria.
Per rientrarci, un video deve sembrare immediatamente britannico: ripreso con un telefono davanti a un pub o a un minimarket, con una tuta Nike Tech o una bicicletta Lime nell’inquadratura. La musica è spesso un rap melodico economico, accompagnato da atteggiamenti minacciosi applicati a situazioni ordinarie.
Tra i casi diventati virali c’è una ragazza che esce da un negozio chiedendo di essere schiaffeggiata di nuovo. In un altro video, un artista vestito di rosso rappa in un negozio di souvenir londinesi, circondato da autobus e cabine telefoniche dello stesso colore, senza quasi mai rimare.
UK Poo non è ancora un vero genere musicale. È un’etichetta retroattiva che ha riunito video prima scollegati: dilettantismo, ambizione, comicità involontaria e cultura da scroll. Dopo aver ricevuto un nome, però, il fenomeno ha cominciato a comportarsi come una scena. Gli utenti ne hanno cercato gli antenati nel Blackpool grime e in altri episodi memabili del rap britannico.
La battuta ha anche un sottotesto di classe e razza. Molti protagonisti sono giovani neri o working class, con pochi mezzi produttivi e accenti lontani da quelli legittimati dall’industria. Cashyams, nero e di estrazione popolare, descrive il termine come autoironia, ma riconosce che alcuni ridono dei video e altri delle persone che li hanno realizzati.
Secondo quanto ha raccontato a Dazed, alcuni degli artisti coinvolti starebbero pensando a uno spettacolo comune. Non risulta ancora un annuncio ufficiale: è quindi un progetto, non un concerto confermato.
Internet non si limita più a decretare che qualcosa è brutto. Lo raccoglie, lo nomina e lo rende replicabile. La UK Poo è nata come presa in giro; potrebbe finire per funzionare come una casa discografica



