Il 3 agosto 2026 le forze navali romene hanno fatto brillare con cariche controllate la formazione rocciosa Pârjoaia, nel punto in cui il Danubio si divide tra il braccio Bala e Dunărea Veche. L’idea era semplice e parecchio drastica: favorire l’afflusso verso il canale che alimenta la centrale di Cernavodă, dove in quel momento restava operativo un solo reattore. Secondo Adevărul, ripreso dal Guardian, nell’operazione sarebbero stati usati 180 chilogrammi di esplosivo.
La detonazione è arrivata dopo l’arresto controllato dell’Unità 1, annunciato da Nuclearelectrica il 27 luglio e previsto per il 28 luglio come misura preventiva legata al livello eccezionalmente basso del Danubio. L’acqua del fiume serve al sistema di raffreddamento della centrale, ma non entra nel circuito primario nucleare.
Il 4 agosto il ministro della Difesa Radu Miruță ha dichiarato che il livello dell’acqua presso Cernavodă era aumentato di 2 centimetri rispetto al giorno precedente. Il dato non dimostra quanto dell’aumento sia attribuibile alle esplosioni: il piano comprendeva anche quattro chiatte cariche di pietrame per modificare ulteriormente la distribuzione del flusso fra i due bracci.



