Tendenze, pericoli, strategie

Se costruiremo macchine superiori all'uomo in intelligenza generale, il passaggio dal livello umano alla superintelligenza sarà probabilmente rapido ed esplosivo; il primo sistema a compierlo potrebbe ottenere un vantaggio strategico decisivo e diventare un singleton che determina il futuro. Poiché intelligenza e obiettivi finali sono variabili indipendenti, e quasi ogni obiettivo genera le stesse spinte strumentali — autoconservazione, acquisizione illimitata di risorse —, il risultato di default è la catastrofe esistenziale. Il problema del controllo va risolto prima di costruire la macchina, e avremo una sola possibilità: «probabilmente è l'ultima sfida che affronteremo».
Va letto, ed è ancora il libro da cui partire: ha fissato la grammatica del dibattito — ortogonalità, convergenza strumentale, problema del controllo, corsa al ribasso — prima che esistesse l'industria che oggi la recita. La traiettoria reale gli dà ragione sulla dinamica di competizione e sulla difficoltà di specificare i valori; torto sul soggetto: nessun seme di IA che si automigliora in segreto, ma sistemi commerciali e graduali, addestrati su testo umano, in cui capacità e valori crescono insieme. Va letto come analisi strategica dello spazio delle possibilità, non come profezia: le pagine sul singleton pesano più di quanto l'argomento autorizzi.
Bostrom delega alla macchina la scoperta di ciò che l'umanità vorrebbe volere, se fosse migliore. Ma se la volontà estrapolata non converge — se non esiste un «noi» coerente da estrapolare — chi è il committente del futuro che la superintelligenza dovrebbe custodire?