Nel gennaio 2023 tre artiste hanno fatto causa a Stability AI, Midjourney e DeviantArt. Sarah Andersen, Kelly McKernan e Karla Ortiz avevano scoperto che i generatori di immagini sapevano imitare il loro stile su richiesta, e che nessuno aveva chiesto il permesso di studiarlo. Gran parte di quella prima causa è stata respinta, poi riscritta; il procedimento continua e arriverà davanti a una giuria nel 2027.
Il processo deciderà una questione di diritto. Sotto quella questione ce n'è un'altra, che nessun tribunale sta esaminando: dove impara una macchina ad avere uno stile? Chi decide il gusto di una macchina?
Lo impara in un archivio. Il più noto si chiama LAION-5B: quasi sei miliardi di coppie immagine-testo raccolte dal web da un'associazione tedesca senza scopo di lucro, ed è l'archivio su cui è addestrato Stable Diffusion insieme alla famiglia di modelli aperti che ne discende. Un archivio non è il mondo: è una selezione. Qualcuno decide cosa entra, cosa resta fuori e cosa va ripulito — LAION-5B è stato ritirato nel dicembre 2023, dopo che ricercatori di Stanford vi avevano trovato collegamenti a materiale pedopornografico, e ripubblicato l'anno dopo in versione filtrata.
Ogni scelta di archivio è una scelta estetica. Addestri su fotografie di stock e ottieni un'estetica da commerciale patinato; addestri su un archivio di fanart e ottieni quegli stili, con quelle proporzioni e quegli occhi. Il gusto viene scritto nel dataset prima che il modello esista, e il dataset lo ha scelto qualcuno con un bilancio e degli incentivi. Ho lavorato su pipeline di generazione abbastanza a lungo da sapere che è lì che si decide, non nel prompt: il prompt sceglie dentro un catalogo di possibilità che qualcun altro ha chiuso mesi prima.
Per due anni chiedere di vedere quel catalogo non serviva a niente, perché nessuna legge obbligava a mostrarlo. Poi le leggi sono arrivate. Dal primo gennaio di quest'anno la California impone a chi rende disponibile un sistema generativo di pubblicare una sintesi dei dati di addestramento; l'Europa, con l'AI Act, chiede ai fornitori dei modelli più grandi una sintesi «sufficientemente dettagliata» dei contenuti usati, e da questo mese quelle regole hanno anche le sanzioni.
Midjourney ha ottemperato. La sua pagina sui dati di addestramento, aggiornata a gennaio, è divisa in otto sezioni ed elenca tre categorie di fonti: dati raccolti dal web pubblico, dati acquistati da terzi o forniti dagli utenti, dati generati internamente. Dichiara «miliardi di immagini, testo e contenuti audiovisivi». Alla voce proprietà intellettuale scrive che nel dataset c'è materiale in licenza, materiale «che può essere protetto da copyright e viene usato in fair use», dominio pubblico e contenuti non tutelabili. In otto sezioni non nomina un dataset, un fornitore, un sito. Un'illustratrice che volesse sapere se il suo lavoro è finito dentro esce da quella pagina sapendo esattamente quello che sapeva prima di aprirla.
L'obbligo di pubblicare esiste. L'obbligo di dire qualcosa di verificabile no.
Adobe ha provato la strada opposta, e vale la pena guardare come le è andata. Firefly, il modello integrato in Creative Cloud, è addestrato su Adobe Stock, la libreria di proprietà dell'azienda, più contenuti in licenza e dominio pubblico; ai contributori il cui materiale è finito nell'addestramento Adobe versa un bonus annuale, calcolato più su quante licenze hanno venduto che su quanto pesino nel modello. Poi, nell'aprile 2024, Bloomberg ha accertato che circa il cinque per cento delle immagini usate per addestrare Firefly erano a loro volta generate da AI concorrenti, Midjourney compresa, e caricate su Adobe Stock dai contributori stessi. La libreria pulita conteneva l'output di quelle sporche.
Mentre tribunali e legislatori discutono da dove arrivino le immagini, il mercato ha già fatto la sua parte. All'inizio del 2025 Christie's ha tenuto la prima vendita di una grande casa d'aste dedicata all'arte fatta con l'intelligenza artificiale, incassando circa 729.000 dollari; il lotto più caro, un'opera di Refik Anadol, è andato a 277.200. Tre settimane prima dell'apertura una lettera aperta con quasi 6.500 firme aveva chiesto di annullare la vendita, con l'accusa della causa di San Francisco: quei modelli sono addestrati su opere protette senza licenza. La vendita si è tenuta. E Sotheby's era arrivata prima ancora, nel novembre 2024, vendendo per oltre un milione di dollari un ritratto di Alan Turing attribuito a un robot. Il prezzo è arrivato prima della protesta.
I Medici finanziavano pittori e in cambio decidevano soggetti, formati e destinazione delle opere. Il mecenate di oggi arriva prima dell'opera: paga l'infrastruttura, sceglie l'archivio, e in questo modo stabilisce quale immaginario diventa facile produrre e quale resta difficile. Dentro quello spazio l'artista continua a scegliere. Lo spazio, però, lo ha disegnato qualcun altro, e la prossima volta che una macchina vi restituisce esattamente l'immagine che avevate in testa vale la pena chiedersi di chi era l'idea.


