Why Computers Can't Think the Way We Do

Il mito non è che l'AI vera sia possibile — quello resta un'incognita scientifica — ma che il suo arrivo sia inevitabile, solo questione di tempo. Larson sostiene che non siamo su alcun percorso verso l'intelligenza generale: i successi su compiti ristretti sono frutta a portata di mano, non progresso incrementale, perché l'inferenza che regge l'intelligenza generale — l'abduzione, il congetturare di Peirce — non sappiamo programmarla né apprenderla dai dati. Servirebbe una svolta scientifica di cui nessuno ha idea. Nel frattempo il mito copre il mistero e corrode la cultura dell'invenzione che servirebbe a scioglierlo.
Va letto, ed è invecchiato meglio dei suoi esempi. Le prove contingenti sono cadute — i sistemi successivi al 2021 conversano e risolvono gli schemi di Winograd — ma la domanda che il libro costruisce con Peirce resta la più precisa in circolazione: i sistemi induttivi capiscono o simulano? Le Parti I e II sono un corso di epistemologia dell'inferenza travestito da storia dell'AI, e valgono da sole il libro. La Parte III va letta come polemica, con beneficio d'inventario. Chi oggi discute di LLM trova qui il vocabolario per farlo seriamente — anche, e soprattutto, chi vuole dare torto a Larson.
Se un sistema addestrato solo per induzione arriva a comportarsi come se abducesse — risolve gli schemi di Winograd, congettura, conversa — la distinzione tra inferire e simulare l'inferenza resta una differenza scientifica, misurabile, o diventa metafisica? E a chi spetta l'onere di dimostrarlo?