La parola compare al terzo capoverso del comunicato, con le due x in mezzo come nei forum dove i ragazzi si spiegano a vicenda come diventare più alti: lifemaxxing. L'ha diffusa il 23 settembre SoFi, che si presenta come «l'app che fa tutto» dei servizi finanziari digitali e che nella vita presta soldi e fa investire. Aveva commissionato all'istituto demoscopico YouGov un sondaggio su poco più di quattromila americani fra i diciotto e i sessantacinque anni, e ne ha ricavato un titolo: le generazioni più giovani stanno ridefinendo il sogno americano.
La ridefinizione, tradotta, è che la casa non se la comprano. Nel sondaggio il doppio delle persone considera un segno di progresso economico riuscire a godersi la vita piuttosto che possedere il posto dove dorme. SoFi lo racconta con un ottimismo che fa venire voglia di applaudire.
Poi c'è il vocabolario, che è la parte migliore. C'è l'«emotional ROI», il ritorno emotivo dell'investimento, cioè guardare le proprie spese come si guarda un album di fotografie. C'è il «financemaxxing», l'arte di far rendere ogni dollaro, che nell'elenco di SoFi comprende tre strategie precise: comprare a rate con le formule compra adesso e paghi dopo, disdire a turno gli abbonamenti dello streaming, uscire meno o scegliere appuntamenti meno cari. A casa mia quelle tre cose si chiamano indebitarsi, tagliare Netflix e non andare a cena fuori. A San Francisco si chiamano massimizzare.
Chi ha pagato il sondaggio vende esattamente le voci di quell'elenco. Nel comunicato, appena sotto i risultati, sfilano i suoi prodotti: i pianificatori finanziari, il coach personale, il consulente automatico premiato. Il compra adesso e paghi dopo è merce prima di essere un comportamento generazionale da osservare con simpatia antropologica. Un'azienda che presta denaro ha scoperto che i suoi clienti rinunciano alle cose grandi e ha deciso di chiamare quella rinuncia una filosofia di vita; poi ha aggiunto che la filosofia funziona meglio con gli strumenti giusti.
Brian Walsh, che a SoFi dirige la consulenza e la pianificazione, spiega nel comunicato che costi più alti, un mercato del lavoro che cambia e i progressi rapidi dell'intelligenza artificiale stanno ridisegnando il modo in cui gli americani bilanciano gli obiettivi lontani con le priorità immediate. Bilanciare. È il verbo con cui si descrive una persona che sceglie, applicato a una persona che arriva a fine mese. Verso il fondo il comunicato ammette che fra i più giovani il desiderio di una pensione tranquilla è più diffuso della fiducia di ottenerla, e intitola il paragrafo: il sogno americano è sempreverde, ma sfuggente. Sempreverde ed evasivo. L'hanno scritto loro.
Da noi la parola arriverà senza i quattromila intervistati, perché le parole arrivano sempre così: in un carosello, in un video di novanta secondi con il sottofondo lo-fi, detta da qualcuno con la luce calda alle spalle che vi spiega che va bene così. E qui attaccherà meglio che in America, perché il pezzo di verità c'è. La generazione che non compra casa in Italia non la compra da un pezzo, e ha passato vent'anni a sentirsi dire dai propri genitori che comprarla era l'unica cosa seria da fare.
L'obiezione seria al sarcasmo è tutta lì. Rinunciare alla casa può essere una scelta buona: accendere un mutuo a quarant'anni per finire di pagarlo a settanta è stata la religione dei nostri padri e non li ha resi persone leggere. Chi decide di spendere in viaggi, cene e stanze in affitto sta facendo un conto che in molte città italiane torna meglio dell'altro. La differenza sta in chi adesso glielo spiega, cioè la società che gli vende il prestito a rate.
Nell'elenco delle strategie intelligenti, subito dopo il pagamento a rate e gli abbonamenti disdetti a rotazione, c'è uscire meno. Prima o poi qualcuno ci farà una campagna: tu che rinunci alla cena fuori, tu che massimizzi la vita.



