Agentiluglio 2026

In Cina i giovani hanno cominciato a condividere anche il letto per pagare meno affitto

Non è ancora un fenomeno di massa, ma l’immagine è difficile da ignorare: due sconosciuti dividono la stessa stanza, lo stesso materasso e l’ultima porzione di vita che pensavamo non potesse diventare una voce di bilancio

In Cina i giovani hanno cominciato a condividere anche il letto per pagare meno affitto
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Reuters racconta di una ragazza di venticinque anni, Winnie Zeng, che lavora nelle vendite a Wuhan e guadagna 4.000 yuan al mese. Per risparmiare ha cercato qualcuno disposto a condividere non solo la stanza, ma anche il letto. La coinquilina ha la sua stessa età; prima di trasferirsi, le due hanno concordato otto giorni di prova. Questa sistemazione permette di spendere 450 yuan in meno (circa 60 euro) ogni mese.

La pratica resta marginale tra i circa 260 milioni di affittuari cinesi, ma sui social ha trovato un pubblico enorme. Su Weibo un hashtag dedicato all’argomento ha superato 14 milioni di visualizzazioni; su Douyin i contenuti collegati sono arrivati a quasi 40 milioni. Condividere cucina e bagno è ormai ordinario nelle grandi città. Il letto sembrava ancora un tabù.

Dietro questa intimità forzata c’è un problema più ampio. Nel 2026 le università cinesi hanno prodotto il record di 12,7 milioni di laureati, 480 mila più dell’anno precedente. Dal 2022 ne escono ogni anno oltre dieci milioni: una popolazione equivalente a quella di un Paese europeo di medie dimensioni che deve entrare in un mercato già saturo. Le difficoltà colpiscono soprattutto chi ha studiato discipline umanistiche, artistiche e linguistiche, mentre la domanda si concentra su veicoli elettrici, batterie, semiconduttori e robotica. Anche le posizioni tecnologiche d’ingresso sono sempre più esposte all’automazione.

Tra il 2021 e il 2025 gli atenei hanno cancellato 12.200 corsi, soprattutto nelle arti e nelle humanities, introducendone 10.200 nei settori emergenti. È il paradosso di un Paese che ha investito nell’istruzione di massa e ora considera rapidamente obsolete alcune delle competenze che ha formato. Molti laureati finiscono nel lavoro flessibile o nelle consegne, con il rischio che titoli e capacità perdano valore.

Condividere il letto non è dunque una nuova sharing economy. Non si mette a reddito uno spazio inutilizzato: si restringe quello necessario per vivere. È un adattamento alla paura di perdere lo stipendio, non un nuovo ideale comunitario.

Zeng dice che è piacevole trovare qualcuno ad aspettarla a casa. Può darsi che dalla necessità nasca una compagnia autentica. Ma il dettaglio decisivo resta economico: due giovani lavoratrici dormono nello stesso letto per comprare, ogni mese, un po’ di sicurezza sul futuro.

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