Qualche giorno fa ho visto degli screenshot in cui Sam Altman chiedeva a un ragazzo conosciuto su Grindr di fargli sesso orale. Altman è sposato e la storia aveva tutti gli ingredienti del gossip: sesso, tradimento, un uomo molto potente e una conversazione privata finita online.
La mia prima reazione è stata pensare: e quindi? Altman è gay, Grindr è un’app gay e la sua vita sessuale non dovrebbe riguardarmi. Era una risposta ragionevole, ma anche un modo per continuare a leggere senza ammettere che stavo leggendo proprio perché la storia era gustosa. Da una parte rifiutavo il moralismo del presunto scandalo; dall’altra aspettavo lo screenshot successivo.
Solo dopo mi sono posto la domanda più semplice: era successo davvero?
Negli screenshot il presunto Altman diceva di essere «lonely and horny». Jake Schroeder, il creator che aveva pubblicato la conversazione, lo respingeva gentilmente; a quel punto Altman gli chiedeva se avesse usato ChatGPT per scrivere la risposta. La battuta funzionava e la situazione era plausibile. Intanto, il dettaglio di Grindr spostava l’attenzione: invece di domandarmi se la conversazione fosse autentica, avevo già cominciato a ragionare sul suo contenuto.

Nei giorni successivi Schroeder, conosciuto online come FrostedJake, ha aggiunto nuovi episodi. Ha mostrato una presunta mail degli avvocati di OpenAI, ha raccontato di una riunione su Zoom e infine ha pubblicato quella che sarebbe stata l’offerta dell’azienda per chiudere la questione: 500 dollari e una felpa con il marchio OpenAI. Nel frattempo ha trasformato ogni sviluppo in una ballata comica, costruendo una storia seriale che migliaia di persone seguivano in attesa della puntata successiva.
A ogni aggiornamento la vicenda diventava meno credibile, ma anche più difficile da abbandonare. Ho cercato conferme e non ne ho trovate: nessun articolo, nessuna dichiarazione pubblica di OpenAI, nessuna prova indipendente delle mail o della trattativa. Tuttavia, l’assenza di riscontri non bastava a chiudere la storia, perché siamo abituati a vedere le notizie apparire sui social prima di arrivare sui giornali. Uno screenshot non verificato può essere una falsificazione, ma anche il primo documento di qualcosa che nessuna redazione ha ancora controllato.
Ho pensato allora che potesse trattarsi di una performance sull’incertezza. Schroeder non doveva convincere tutti: gli bastava continuare ad aggiungere dettagli senza offrire una risposta definitiva. Rimaneva però possibile una spiegazione molto più antica dell’intelligenza artificiale: un creator aveva trovato una bugia capace di procurargli attenzione e aveva deciso di prolungarla.
La vicenda si è chiusa quando Vulture ha contattato OpenAI. Secondo la rivista, un portavoce dell’azienda ha dichiarato che i post erano falsi e che OpenAI non aveva avuto alcuna interazione con Schroeder. A quel punto la parte interessante non riguardava più Sam Altman, ma il lavoro necessario per stabilire che la storia non fosse mai avvenuta.
Schroeder non aveva prodotto un deepfake, clonato una voce o generato un video. Aveva pubblicato alcuni screenshot e costruito intorno a essi una narrazione. La possibilità di fabbricare questa storia aveva comunque modificato il modo in cui guardavamo quei materiali: sapevamo che potevano essere falsi, ma non avevamo elementi sufficienti per escludere che fossero veri.
L’AI non ha creato questa storia; ha contribuito a creare l’ambiente nel quale una storia simile può rimanere plausibile più a lungo. Le piattaforme distribuiscono il contenuto, il creator beneficia dell’incertezza e il costo del controllo ricade su chi guarda, che deve cercare altre fonti e ricostruire il contesto. Certo, questa storia ci dice anche che quando vogliamo credere a qualcosa, ci crediamo.
Possiamo ancora sapere che cosa è successo, ma servono tempo, attenzione e verifiche. Per inventare la saga di Sam Altman su Grindr sono bastati alcuni screenshot e una serie di canzoni; per chiuderla è stato necessario che una redazione contattasse OpenAI. Nell’era dell’AI verificare la realtà sta diventando un lavoro, anche quando la storia da verificare non conta quasi nulla.



