Kehinde Wiley, il pittore del ritratto ufficiale di Barack Obama, ha scritto a Donald Trump per chiedergli di poter ricomprare un suo quadro. La lettera porta la data del 24 settembre; la Sean Kelly Gallery, che rappresenta Wiley a New York, l'ha resa pubblica il 28. Il quadro si intitola «Young Artists After Siamesas 1960» e fino ad agosto era appeso nell'ambasciata degli Stati Uniti a Santo Domingo. «Se la sua amministrazione non ha più posto per il quadro, le sarei grato se potessi riportarlo a casa», scrive Wiley. Si dice pronto a comprarlo con «la procedura legale prevista».
Il Dipartimento di Stato gli aveva commissionato il quadro nel 2013 con Art in Embassies, il programma che porta l'arte americana nelle ambasciate. Lo aveva pagato con fondi pubblici e appeso nell'estate del 2015. Nella lettera Wiley ricorda che il quadro ritrae quattro studenti d'arte dominicani.
Ad agosto il quadro è stato coperto con un telo stampato con la bandiera americana e poi staccato dal muro. L'ambasciatrice Leah Campos, nominata da Trump, ha messo su Instagram il video della rimozione, con «We're Not Gonna Take It» dei Twisted Sister in sottofondo. Ha scritto che con l'amministrazione Trump, e sotto la sua guida, ci si allontana dalle «ideologie globaliste e woke». Erin Scavino, che dirige Art in Embassies, ne ha parlato nel programma di Sean Spicer, ex portavoce della Casa Bianca. Per lei il quadro era «molto woke», era «del signore che ha fatto il ritratto di Obama» ed era «esteticamente terrificante».
Il 24 agosto, per spiegare la rimozione, una portavoce del Dipartimento ha citato due cose. La prima è una frase in cui Wiley descriveva i suoi dipinti di Giuditta e Oloferne come «a play on the “kill whitey” thing», un gioco sul tema «ammazza il bianco». La seconda sono le accuse di violenza sessuale, che Wiley ha sempre respinto: quattro uomini lo hanno accusato nel 2024, una donna gli ha fatto causa a New York nel febbraio 2025. Secondo la portavoce, il lavoro di una persona con «parole e rappresentazioni così violente e razziste» non ha posto nel Dipartimento «America First».
Lo stesso Dipartimento aveva premiato Wiley il 21 gennaio 2015 con la Medal of Arts, per il suo contributo ad Art in Embassies e alla diplomazia culturale. Il segretario di Stato John Kerry la consegnò a lui e ad altri sei artisti. Il 25 agosto il San Francisco Chronicle ha scritto che il Dipartimento aveva tolto dal sito del programma i riferimenti a Wiley e al premio. Il 1° ottobre l'elenco dei premiati sul sito riportava gli altri sei nomi, senza quello di Wiley.
La portavoce ha detto anche che il Dipartimento sta verificando con i legali se il quadro si possa vendere. Se fosse possibile, ha aggiunto, l'obiettivo di Art in Embassies sarebbe venderlo «con orgoglio». Virginia Shore, che da curatrice capo del programma aveva commissionato il quadro, ha detto al New York Times che vendere un'opera delle ambasciate non ha precedenti. Il 28 settembre il New York Times ha scritto che la Casa Bianca non ha voluto commentare la lettera e che il Dipartimento non ha risposto.



