Eni ha introdotto il 28 settembre un tetto iniziale di 1,99 euro al litro per la benzina e 2,19 per il gasolio: circa 17 centesimi sotto la media all’annuncio, secondo l’azienda. Ip l’ha seguito su parte della rete; Q8 dal 1° ottobre, senza pubblicare un prezzo. Il 5 ottobre è scaduto lo sconto fiscale sul gasolio di 6,1 centesimi al litro, IVA compresa. Il 6 ottobre Ottopagine riporta, secondo Staffetta Quotidiana, il rialzo del tetto consigliato Eni sul gasolio a 2,25 euro al litro.
Il ministero dell'Economia controlla di fatto Eni con il 33,09 per cento del capitale. Ip è della Socar, la compagnia statale dell'Azerbaigian. Q8 Italia dipende dalla compagnia petrolifera nazionale del Kuwait. Giorgia Meloni ha ringraziato il Kuwait per aver accolto «l'appello del Governo italiano».
Il prezzo alla pompa ha tre parti. Due sono tasse: l'accisa, fissa per litro, e l'IVA, che cresce con il prezzo. Il resto è il prezzo industriale, che paga prodotto, trasporto, compagnia e gestore, cioè il benzinaio. Il 28 settembre, nella media del ministero dell'Ambiente, un litro di benzina costava 2,16 euro e 1,09 erano prezzo industriale. Il tetto taglia il prezzo industriale, e così scende anche l'IVA. Nel calcolo di Sky TG24 su uno sconto Eni di circa 20 centesimi sul gasolio, la compagnia rinuncia a 16,4 centesimi al litro e lo Stato a 3,6 di IVA.
Se dal prezzo industriale si toglie il costo del carburante raffinato, resta il margine lordo. La Figisc, un'associazione di gestori, lo calcola in tabelle sugli effetti del tetto. Fra il 23 e il 30 settembre il margine medio della rete è sceso da 23,1 a 19 centesimi al litro sulla benzina e da 23,3 a 18,8 sul gasolio.
Nel margine lordo c'è anche il guadagno del gestore. Secondo la Figisc sono 3,5-4 centesimi al litro, legati ai litri venduti e indipendenti dal prezzo. Il gestore rischia invece sulle scorte, il carburante comprato prima del tetto a un prezzo più alto. La Fegica, un'altra associazione di gestori, stima una perdita di circa 1.700 euro ogni 10.000 litri. Per la stampa di settore Eni ha previsto un contributo forfettario di 1.500 euro, che i gestori giudicano insufficiente.
Le pompe bianche, i distributori senza marchio, comprano all'ingrosso, dove il tetto manca. Il 30 settembre una società calabrese, la Schiavello Carburanti, ha chiesto all'Antitrust di valutare se il tetto di Eni escluda i concorrenti. La società indica prezzi d'acquisto di circa 2,04 euro per la benzina e 2,24 per il gasolio, sopra il tetto. Per la Fegica, Eni, Ip e Q8 hanno poco meno della metà dei distributori e riforniscono anche gli altri.
In Francia TotalEnergies finanzia un tetto simile con il modello integrato dal giacimento alla pompa, secondo il suo amministratore delegato Patrick Pouyanné. Secondo un sondaggio del sindacato Mobilians, le vendite di carburante delle stazioni indipendenti sono calate fra il 15 e il 40 per cento. In Italia Fegica e Faib, associazioni di gestori, chiedono un tetto fissato dallo Stato.
Il governo aveva annunciato le accise mobili dopo il 5 ottobre. Le ha introdotte una legge del 2007: l’IVA aggiuntiva dovuta al rincaro del petrolio serve ad abbassare l’accisa. Il 6 ottobre, però, l’Unione nazionale consumatori denuncia che manca il decreto necessario, secondo Ottopagine. Eni aveva scritto che il tetto era «correlato all’agevolazione fiscale sulle accise in vigore».
Il ministero delle Imprese pubblica ogni giorno il prezzo medio al self fuori dalle autostrade. Fra il 27 settembre e il 1° ottobre è sceso da 2,159 a 2,084 euro per la benzina e da 2,377 a 2,285 per il gasolio. Mancano due conti: come le compagnie dividano il costo con i gestori e quanti litri perdano le pompe bianche. Sul gasolio lo Stato pagava uno sconto in ogni distributore, con l'accisa ridotta. Ora una parte la pagano tre compagnie, sul proprio margine. Chi compra all'ingrosso per rivendere ne resta escluso.



