Economia

Perché l’aumento dell’inflazione italiana è un problema

L’energia rincara molto più degli altri beni. Una crisi prolungata può estendere gli aumenti al resto dell’economia; le famiglie con pochi risparmi hanno meno margine per assorbirli.

Elaborazione KANSEI su dati Istat
Elaborazione KANSEI su dati Istat
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A settembre l’energia in Italia costa il 22,3 per cento in più di un anno fa. Il carrello della spesa, che comprende alimentari e prodotti per la casa e la persona, è aumentato dell’1,7 per cento. Il rincaro è concentrato soprattutto nell’energia, che entra anche nel costo di produrre e trasportare molti altri beni.

Secondo la stima preliminare dell’Istat, l’istituto nazionale di statistica, l’aumento complessivo dei prezzi italiani è arrivato al 4,2 per cento rispetto a settembre 2025, dal 3,3 di agosto. È una media: chi usa molto l’auto o spende una quota elevata del reddito per riscaldarsi può subire un aggravio diverso da chi ha altre abitudini e necessità.

Inflazione annua italiana: 37 mesi da settembre 2023 a settembre 2026; ultimo valore 4,2%, provvisorio.
Fonte: Istat. Elaborazione KANSEI. Settembre 2026 provvisorio.

Dalle forniture alle bollette

La Banca centrale europea, che conduce la politica monetaria dell’area euro, collega lo shock energetico del 2026 alla guerra in Medio Oriente. Le interruzioni delle forniture attraverso lo stretto di Hormuz, il passaggio marittimo fra Iran e Oman, e la riduzione della produzione petrolifera nella regione hanno fatto salire il prezzo del greggio. Per le economie che importano energia, questo significa spendere di più all’estero per procurarsi una risorsa necessaria.

Il rincaro arriva ai consumatori con tempi diversi. Un’analisi della BCE pubblicata a giugno spiega che il petrolio più caro si trasmette rapidamente ai prezzi dei carburanti; gli aumenti all’ingrosso di gas ed elettricità possono impiegare mesi a raggiungere le bollette. Una diminuzione del prezzo delle materie prime, quindi, può precedere il sollievo per chi paga le utenze.

L’energia serve anche alle imprese. Un produttore che paga di più per far funzionare gli impianti può assorbire il costo riducendo il proprio margine oppure tentare di aumentare il prezzo di vendita. La possibilità di farlo dipende anche dalla domanda: se i clienti comprano meno, trasferire tutto il rincaro diventa più difficile. Una crisi prolungata può così frenare la produzione e l’occupazione oltre a rendere più cari gli acquisti.

Rincari annui per categoria, confronto agosto e settembre 2026: energia 22,3%; alimentari freschi 5,5%; tabacchi 4,1%; servizi 2,6%; altri beni 0,9%; alimentari lavorati meno 0,3%.
Fonte: Istat. Elaborazione KANSEI. Settembre 2026 provvisorio.

Quanto somiglia al 2022

Nel 2022 lo shock energetico seguito all’invasione russa dell’Ucraina si aggiunse alle difficoltà produttive della ripresa dopo la pandemia. Nel confronto pubblicato a giugno, gli economisti della BCE osservano che l’area euro è entrata nella crisi del 2026 con pressioni sui prezzi più contenute e una domanda più debole. Questo riduce il rischio che il rincaro iniziale si estenda rapidamente, senza eliminarlo.

Anche i dati italiani di settembre mostrano una crescita più contenuta fuori dall’energia: l’inflazione di fondo, calcolata escludendo energia e alimentari freschi, è all’1,7 per cento. È però salita dall’1,5 di agosto. Gli alimentari freschi rincarano del 5,5 per cento su base annua: l’energia è la causa principale dell’accelerazione, ma altri aumenti contribuiscono già al risultato.

Da agosto a settembre 2026 il tasso generale passa dal 3,3 al 4,2%; quello di fondo dall’1,5 all’1,7%.
Fonte: Istat. Elaborazione KANSEI. Settembre 2026 provvisorio.

Chi paga prima

Una famiglia perde potere d’acquisto quando il reddito cresce meno del costo degli stessi beni e servizi. Riscaldare casa e raggiungere il lavoro sono acquisti difficili da rinviare. Un’analisi della BCE sull’area euro mostra che le famiglie a basso reddito destinano all’energia una quota maggiore delle proprie risorse e hanno meno risparmi per assorbire gli aumenti. Una bolletta più alta può quindi richiedere subito di ridurre altri consumi.

C’è poi il costo della risposta monetaria. Il 10 settembre la BCE ha alzato i tassi ufficiali di un quarto di punto, citando le pressioni inflazionistiche del conflitto. Tassi più alti tendono a frenare acquisti e investimenti a credito; per chi chiede un nuovo prestito possono significare finanziamenti più costosi. L’effetto sui contratti già in corso dipende dalle loro condizioni.

L’inflazione di fondo aiuterà a seguire quanto gli aumenti si estendono oltre l’energia: a settembre resta molto inferiore al dato generale, ma è cresciuta. Per le famiglie, anche un rallentamento dei rincari lascia da pagare prezzi più alti di prima. Il recupero dipenderà dai redditi e da quando il calo dei costi energetici, se arriverà, raggiungerà le loro bollette.

Istat — Prezzi al consumo, settembre 2026: dati provvisori

BCE — Cos’è l’inflazione?

BCE — Feeling the heat unevenly: energy prices and household consumption

BCE — Decisioni di politica monetaria, 10 settembre 2026

BCE — A tale of two energy crises – initial conditions matter

Istat — Prospetto 1, settembre 2024

Istat — Prospetto 1, settembre 2025

Istat — Prospetti 1 e 3, settembre 2026

Fonti web

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